Michelangelo poté dipingere per primo il volto altresì proibito di Dio, perché Dio era già stato ben “delineato” da Dante, circa 200 anni prima, nella “Commedia” che la Chiesa avrebbe poi definito “Divina”.
Ma oggi, noi incatenati nel girone “Halloween” , dentro una satanica e squallida tristezza chiamata “festa” per noia da ignoranti, non conoscendo la goduria che emana la vera bellezza, e preferendo celebrare il brutto al bello, ( cioè il peggio piuttosto che “quel meglio” tanto inseguito dai nostri Padri, che, una volta appreso, anche se analfabeti, si tramandavano a memoria), abbiamo dimenticato il volto di Dio!
Siamo infatti retrocessi a tal punto, nell’involuzione umana, da finire con lo scherzare con la Morte, deridendo la sua preziosa drammaticità per esorcizzarne la paura, in un atteggiamento da veri barbari, anzi da trogloditi moderni, quando non da bestemmiatori senza Fede.
Ed è la superficialità di un mondo delirante che dimentica di festeggiare i Santi, per correre dietro a quel Dantesco “Pape Satàn aleppe ! ” ( cioè “Satana purtroppo ahimè! ” ndr. ) di Sisifo, che mette a nudo le nostre miserie di vuoti ed egocentrici omucoli tecnologici, dal nulla in zucca.
Al pari del dannato erculeo e Dantesco Sisifo, celebriamo satana, spostando i giorni avanti e dietro come enormi massi da portarsi appresso o da eliminare, in base a piacere o dolore provati.
Diventando così, esempio inutile al Prossimo, perché dimentichi dell’ambiente e della Cultura che ci ha portati da Ulisse, sino alle soglie di un Viaggio su Marte: quel cercare un contatto con Dio, anziché con un presunto, quanto inutile, extraterrestre.
E l’uomo moderno, non guardando a Dio Creatore, non pensando seriamente al domani del Prossimo, ma solo al domani del portafogli, e ai suoi bisogni immediati, è finito nel patetico dialogare con il proprio accondiscendente ego.
La Cappella Sistina a Roma, mostra che un tempo, eravamo un’ Umanità assai differente da quella odierna: nella sua Creazione michelangiolesca, il soffitto più bello del mondo richiama addirittura Cariddi e Scilla: il tratto di mare descritto da Omero, poi ripreso da Dante proprio nel Canto che si rifà a Sisifo.
È in quello spazio etereo straordinario e inviolabile che separa gli uomini che cercano Dio, dal loro Creatore, quanto la Trinacria dal Continente, che l’uomo deve tornare a posizionarsi. Imparando che navigare la Vita per il sacrificio verso il Prossimo è il solo pane utile per un domani davvero migliore per tutti.
Perché se è vero che siamo da sempre tutti in viaggio sulla barca di Ulisse, allora dobbiamo tutti remare seriamente contro le correnti della vita moderna, che vogliono prima distruggere la sicura barca della Fede, e poi farci inghiottire dall’ego, incatenandoci alla pena eterna dei fondali infernali, per aver rifiutato Cristo nel Prossimo.
Siamo dunque vivi e pronti a combattere per Dio in questa battaglia che ci separa da Egli, come se galleggiassimo nelle correnti tra Trinacria e Costa Calabra, o ci lasceremo sopraffare da Scilla e Cariddi nel passaggio della Vita, che è prima di tutto ricerca di Dio?
Ebbene mentre navigo a vista, dentro questo affresco romano sospeso sopra la mia testa, mi impongo di non cedere alle Sirene dell’immoralità dilagante, dell’odio che produce l’ignoranza che mi attende là fuori.
I No-vax, i No-tav, i No-pass, ecc.. No. No. No. No. Sempre No.
Sembra di stare all’asilo anziché tra adulti seri e fiduciosi del proprio progresso concesso da Dio attraverso Fede Cristiana ed intelletto.
Eppure la Vita è solo ( e da sempre ) un semplice, Si.
La risposta al dono più grande che esista, è racchiusa nello stesso suono di una bellissima nota musicale dirompente: la più alta, cioè quella più vicina a Dio.
Quella da cui è precipitato Lucifero, per troppo ego, finendo per negarsi Dio, il Suo Amore e tutta la Serenità che ne consegue.
Siam messi male…va detto. E va detto forte.
Dio infatti non ci chiede la parafrasi di un ponte spirituale straordinario, che ci permetta di unire la distanza che separa idealmente la terra vulcanica e Creatrice, dal nostro BelPaese ( tra l’altro non a caso a forma di uno Stivale, visto il viaggio che aspetta un mondo che guarderà sempre di più a Roma e a Pietro come esempio di Amore verso Dio ed il Prossimo ).
Il Creatore non esige che annulliamo quello spazio etereo che separa l’uomo da Dio ( ciò sarebbe un sacrilegio, come la pretesa di Adamo di mettersi al pari di Dio )!
Dio ci chiede piuttosto di svolgere il compito ricevuto nella Creazione: navigare Lo Stretto (tempo necessario della vita terrena) per giungere incolumi ad Egli, fortificati dai pericoli superati e purificati dalla costanza di Amare i nostri compagni di viaggio, come Egli ci ama, attraverso le fatiche in cui ci sorregge.
Mi sovviene che nel dicembre 1908, dinnanzi a Messina e Reggio Calabria rase al suolo, un Quasimodo di appena 7 anni scrisse al padre: “Il terremoto ribolle da due giorni, è dicembre d’uragani e mare avvelenato”.
Ebbene il suo, non fu solo un descrivere al babbo le 120mila vite che in appena 37 secondi, alle 5 del mattino di quel giorno, scomparvero dal pianeta; fu piuttosto ribadire al mondo, Cristo, e l’invincibile Amore Suo verso la Vita, attraverso il linguaggio della bellezza: la Poesia, vero Esperanto di Dio.
E ciò gli riuscì per due motivi:
primo, perché era un bambino, e Cristo ama e difende ed utilizza l’innocenza dei bimbi contro la bruttezza che satana scatena sul mondo per distruggere la Fede degli uomini.
Secondo, perché Cristo abita i cuori più puri, e a tanta crudeltà, risponde attraverso un bimbo, con una Presenza che scaturisce, non da un eclatante gesto Hollywoodiano che fermi un evento atroce, ma da un sussurro d’Amore che come a Betlemme, attraversi le tragiche età della Storia, dentro una carezza consolatoria; in una Speranza utilmente salvifica per chi sopravvive, e per chi verrà dopo, cosicché il Prossimo non viva invano, il sacrificio di chi l’ha preceduto, ma anzi creda.
Quel potente ed improvviso passaggio di Dio nel suo corpicino di sopravvissuto, lasciò inoltre al piccolo Salvatore, scaglie meravigliose di quel Linguaggio Divino ( la Poesia appunto) sopra il quale ricostruire la propria e l’altrui Vita, ché la bellezza consolatrice, arrivasse successivamente anche a tutti i posteri, attraversando La Storia e certificando Dio in Essa.
Dunque se Dio ha vinto ancora, e il terremoto malefico è stato convertito a strumento di Egli perché Cristo possa manifestarsi ancora una volta accanto all’uomo, ricostruendoci migliori, come non intendere che a Messina, persino la “Resurrezione di Lazzaro” di un Caravaggio poco conosciuto ( in cui Lazzaro sembra percorso e scosso dall’energia rilasciata dal dito di Cristo), fu preveggenza del Merisi, dettata da Dio, in attesa di quel drammatico 28 dicembre 1908?
Forse persino le polveri vulcaniche e le bombe d’acqua Siciliane di questi giorni, ricadono sopra il delirio di questa pompei globale raccolta al G20 di Roma, a monito nostro!
In fondo anche allora ci furono terremoti inascoltati, provenienti da un monte che non era un monte, ma un’ecatombe pronta ad esplodere…Intelligenti pauca: Fatima, 3 gennaio 1944 ore 16,00. Lectio dócet.
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GiorgioFossati
