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LO BUTTANO GIU’ !

Lo buttano giu’.
E mi pervade, lo stesso stato d’animo, di quando concepimmo quale castratura la Var avrebbe dato al calcio: ecco sostanzialmente un calcio nei coglioni.
Perche’ oggi e’ indiscutibile, non avremmo mai potuto vedere il Caravaggio della “Mano de Dios” : il gol piu’ importante, lecito ed eroico della Storia del Calcio, certificato pochi minuti dopo dall’Aquilone galattico, che fu la firma di qualcosa di immenso: nessuno Sport ha avuto il privilegio di toccare il Paradiso, quanto il Calcio in quel momento.
Avete presente la Cappella Sistina? L’Uomo che viene rilasciato da Dio, nella Creazione Michelangiolesca? Ecco quella separazione, che turbava i grandi artisti pittorici, i filosofi, ebbene, solo Maradona, all’Atzeca ( lo stadio mondiale piu’ vicino al cielo ) l’ha colmata.
Il Calcio ha perso il Sarria’, Highbury, Anfield e persino Wembley, ora il Meazza. Siamo gia’ da tempo oltre il declino di questo sport divenuto business.
L’ultima pagina di poesia, verra’ stracciata, lasciata a squarcio e a monito, come un rudere, la’ dietro, la’ in fondo: ha vinto il soldo.
Un falso progresso per il Football, visto che basterebbe un decimo dei soldi che usano in questo business travestito da Sport, per farlo vivere di poesia. Han vinto i reels sulle pagine di Brera, di Soldati, di Bonovolenta e Montanelli.

Lo buttano giu’…
Ora hai voglia solo di ringraziare quella zolla maledetta che rovino’ le caviglie a Van Basten, quando San Siro era peggio degli orti in mezzo al Filadelfia abbandonato.
Si, ho usato il verbo ringraziare, perche’ nel Calcio, caso unico tra gli Sport, come nella Vita e’ il contrario, il segno meno, che crea il Mito: Marco e’ entrato nell’Olimpo perche’ ci e’ stato negato il suo periodo migliore, come per Diego ( lui si disse in una famosa intervista: “penso spesso a cosa poteva far vedere Maradona senza la droga, pensate a cosa vi ho fatto perdere…” ). Ora faranno atterrare un’astronave su un parcheggio, la chiameranno Stadio con il nome dello Sponsor di turno.
Fossi il nipote di Meazza, non vorrei mai che il nome del Pepin finisca sopra una colata di calcestruzzo di un ex Parking.
Meazza non gioco’ su quel prato di betulle, dove Vecchioni trovo’ e canto’ l’amore romantico per una navescuola da marciapiede.

Lo buttano giu’.
PaoloRossi, il piu’ grande tra i bomber del secolo, perche’ come Marco era poesia, e con quella, vinse la dannazione, non presenzio’ alla distruzione del Sarria’.
Si nego’. Quel giorno era ( chissa’ perche’ ) in Brasile, da Zico.
Fece bene.
Ora sapere che un commesso alzera’ la mano per chiamare un collega, dove Baresi fermo’ la Quinta del Buitre, vedere un carrello zizzagare dove Weah fece coast to coast…o Sheva il gol al derby del secolo in semifinale Champions… A Montevideo ( Uruguay ) alla fermata di un autobus han lasciato l’incrocio dove segnarono il Gol che decise il primo Mondiale. E allo Stop, 50 metri dopo, viene tutt’ora segnata una mezzariga rotonda il cui ipotetico centro ha un cerchio bianco, su cui nel 1930, si batte’ il calcio di inizio della piu’ Grande Storia Sportiva dopo le Olimpiadi. Ora ci fischia sopra, ogni santo giorno, un vigile: ma proprio li’, ci alzarona la prima Rimet. Lo chiamano rispetto. Non so pero’, se qualche bambino, nei giardini del Sarria’ di Barcellona, giochi ancora al Calcio, legga le targhe sporcate dai peones disadattati di Barcellona.
Io avrei preferito 3 anni giocati a Milanello, come fece il Real ristrutturando il Bernabeu, per salvaguardare quel rettangolo su cui l’Italia battendo il Wunderteam, l’invincibile armata austriaca, caccio’ definitivamente gli asburgici da Milano, non fossero bastate le Cinque Giornate di 86 anni prima… E in quella semifinale vinta nel 1934, gia’ si capiva che quella terra, benedetta, avrebbe visto, e fatto godere il mondo, pederasta ( siamo tutti bambini la’ dentro, questa e’ la magia di SanSiro, al secolo Meazza…) con Mazzola e il Grande Torino, Sivori, Charles, la Grande Inter, il Gre-No-Li, Pele’, Best, GigiMeroni, Rivera, PaoloRossi, Rumenigge, Platini, Maradona, il Milan Sacchiano, Baggio, Signori, Sheva, Totti, Zidane e tutta quella fuffa di comprimari che han speso fiato come nemmeno i cavalli, oltre il muro della stretta Piccolomini, per stargli dietro.

Non credo che un nuovo Rivera impugnera’ il microfono per far scendere la gente alla prossima Stella.
Ma per Dio, Dio, Dio!! Si tu Dio! Fai vincere li’ dentro lo “scudetto della stella” a questo povero diavolo, perche’ il cerchio si chiuda.
Glielo dobbiamo, glielo dovete a questa Milano che sta per salutarvi “a tutti”, che tra qualche anno lascera’ il posto al nulla, in un boato di soldi che cadranno come coriandoli, su un parcheggio per un goal in un match clou gelido e costruito.
Vivaddio, forse qualcuno raccontera’ la’ fuori, di un giornale della sera, che sbriciolato, cadeva davvero sulle teste dei giocatori, quando da un angolo della nord, dietro una rete verde da giardino, salivano i giocatori come gladiatori, e Gattuso, uno come noi, che pero’ non si e’ arreso mai alla normalita’, anticipava tutti con “We will Rock you” , schizzava sul campo come un fuoco d’articio a caricarci tutti come a dire: “adesso in campo, con me! Contro il mondo intero: Ronaldo o Messi, Hubner o Cuccureddu che siano: noi siamo SanSiro, noi siamo Milano, noi siamo la Storia ! ” e non un parcheggio, alberato.

Ciao Meazza, ciao SanSiro
Ciao Milano mia, ora…Portami via
Fa tanto freddo e schifo e non ne posso più…
Facciamo un cambio, prenditi pure quel po’ di soldi
quel po’ di celebrità.
Ma dammi indietro la mia seicento,
I miei vent’anni ed una ragazza che tu sai,
Milano scusa, stavo scherzando..
Luci a San Siro non ne accenderanno più…

Giorgio Fossati

Massimo, Amico mio, piango davvero mentre digito, e meno male che non mi vedi…

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LA VOCE DEL SILENZIO

Pergamonmuseum, Porta di Babilonia: laddove passo’ Alessandro Magno, dopo la battaglia di Gaugamela, in veste di vincitore su Dario III con indosso una pelle di leone la cui testa gli adornava il capo, acclamato tra urla impazzite, saltimbanco, suoni di ogni genere e coriandoli, oggi regna un Silenzio museale; impensabile quando questa Porta, smontata e rimontata a Berlino, si trovava nel Deserto della Persia, a due passi dall’odierna Bagdad.

Il Silenzio e’ un richiamo, come lo e’ una soglia che ci invita ad entrare, a varcarla.

Ed e’ attraversando questa sontuosa, antica entrata, oggi banalizzata, ridotta a separe’ tra una sala e l’altra del Museo berlinese che mi vien da pensare che ci e’ data l’aria non solo per respirare, ma soprattutto per poter dare voce all’Anima rinchiusa nel corpo mortale: da Essa, dalle immagini poetiche che Essa decanta, attraverso la voce del corpo che risuona grazie all’aria intorno, scaturisce la fotografia di Dio.

Se la Sua immagine viene coerentemente abbinata alla melodia, alla musica anch’essa figlia dell’Anima, quest’Ultima vibra, balla, ed un benessere spirituale ci invade nel fisico che ci avvolge come un vestito, fino a tramutare certe sensazioni, nella materia liquida, emozionata, delle lacrime.

Allo stesso modo, si comportano nel concetto di assenza e distruzione, di angoscia e paura, il dolore e la bestemmia.

Poi in entrambi i casi torna il Silenzio…

Perche’ il vivere quotidiano e’ cucito tra gioie e dolori, tra serenita’ ed ingiustizie, da preziosissime quanto fondamentali e necessarie pause di Silenzio.

La vita stessa quando nasce dal Silenzio del grembo materno, esala un respiro di rumoroso pianto, unendo la paura inconscia del nuovo alla gioia di quando l’essere umano comprendera’ crescendo, il dono preziosissimo e meraviglioso, nell’unicita’ della propria vita;

Nell’attimo della morte, tutto questo percorso si invertira’ in un percorso contrario verso il Silenzio ( cioe’ verso Dio ), in una dimensione cosi completa e matura, da non necessitare di alcuna materialita’ dei suoni, in quanto l’Anima sara’ parte del Corpo Mistico di Dio e Voce dello Stesso, in una melodia di serenita’ infinita; oppure di un inutile combustibile per il dolore eterno senza suono.

Il Silenzio certifica Dio,
in Cielo come in Terra, quindi.

Il Silenzio quaggiu’ e’ in realta’ un rumore assordante, in cui si percepisce il dialogo tra l’io della coscienza e il Dio dell’Amore.

Un assassino che premedita un omicidio, dialoga con Dio nel proprio Silenzio in lotta tra odio e Amore: inconsapevole che quel Silenzio rimarra’ interamente udibile dopo il misfatto, a chi indaghera’ nel cercare il colpevole, attraverso il perche’ di un movente.

Il Silenzio infatti e’ ( ed ha ) un perche’!

Dio e’; ed ha un perche’ che puo’ essere sporcato dalla liberta’ da Egli concessaci, di programmare il bene od il male, nel Silenzio di cui Egli e’ sostanza in noi e attorno a noi.

Il Silenzio e’ la piu’ grande armonia sinfonica che si possa ascoltare nell’Universo, in quanto Dio.

Il Silenzio esiste.
Dio esiste.

Dinnanzi al tabernacolo, dopo aver svuotato scuse, preghiere, desideri, dopo aver regolato il respiro, dopo esserci finalmente zittiti, annullati e liberati dalle nostre giustificazioni, possiamo ascoltare ( oso dire, “vedere” ndr. ) l’immensa Serenita’ di Dio.

Ed in questa riposare, ritrovare delle forze poco prima introvabili, per andare avanti, ed uscendo dalla Chiesa pur con le mani e il portafogli vuoti, sentirci talmente pieni da annichilire, annullare ( dopo quel Silenzio pieno del tabernacolo ) persino la gioia di possedere un Conto Corrente miliardario, o la disperazione per aver perso tutto.

In Silenzio Dio ha mostrato la Sua immensita’ infinita d’Amore all’Uomo incredulo e dimentico del suo Creatore:  Dio dopo essersi incarnato nel Corpo di Gesu’, ha vissuto in Silenzio per nove mesi dentro un essere umano, Maria, dimostrandoci ( pur non dovendoci nulla ), l’umilta’ irraggiungibile, dell’Amore Infinito, quale Sua sostanza, che si e’ rinchiuso nel finito ( la nostra condizione umana ! ), per insegnarci a raggiungerLo, e a non fermarci tremanti davanti allo spauracchio ridicolo della morte.

Invece la Domenica sacrifichiamo tutto questo possibile Silenzio nutriente e la possibilita’ di assimilarlo al nostro corpo e alla nostra Anima attraverso il Pane Eucaristico nell’oretta scarsa di una Messa, in nome della pigrizia, della solita gita fuoriporta o peggio bestemmiandolo, magari evitando pure di genufletterci davanti al tabernacolo per orgoglio e vergogna di Egli davanti agli altri, o peggio per paura del ridicolo giudizio altrui, di fronte ad un nostro dovutissimo gesto verso Dio nostro Padre Creatore.

Prima di scrivere di Dio, come a volte accade, sento lo Spirito che bussa in un Silenzio diverso, gravido e maturo, nella mia Anima, chiedendomi di poterGli dar voce.

Questa umilta’ di Dio, mi soprende ogni volta, visto che cercando Dio spesso nel Silenzio, per la maggiorparte delle volte, trovo nel “me superbo”, anziche’ in Egli, misere risposte per la mia sfera personale, cioe’ assai poco interessanti ed utili al Prossimo.

Cio’ che scrivo, come ora quindi, non riuscirei minimamente ad esporlo se non fosse ( come sta avvenendo appunto adesso ), lo Spirito stesso a farlo, adoperando il mio Silenzio consensuale,  riempiendolo di concetti cosi forti da farmi desiderare di scriverli perche’ altri possano trovarcisi, nella gioia dello stupore di chi raggiunge immeritatamente logiche inspiegabili, che come puntini che si uniscono naturalmente configurano una dimensione nuova in cui vivere i prossimi passi a venire del quotidiano, facendomi salire un gradino di piu’, della scala che porta al Cielo.

Come si fa ad affermare, quindi, che Dio non esiste!!

E’ l’Uomo piuttosto che cancella e zittisce Dio, estromettendolo dal proprio cuore, evitando il Silenzio in cui Egli vivendo, ci aspetta!

Ci riempiamo di rumore tutto il giorno, e di idee distruttive basate sull’io, per paura di incontrare Dio nel Silenzio, e cosi’ combiniamo ogni sorta di danno per i nostri bisogni egocentrici sul Prossimo: Guerre, Sfruttamenti, Individualismo esasperato, Comunismo, Razzismo, Esclusioni, Lussuria ed Egoismi…

Ma e’ il Silenzio l’antidoto a tutto questo!

E’ Dio, non l’io, a salvarci nel Silenzio!

E il Silenzio si allena e va allenato, ed allineato a Dio, cioe’ all’ascolto di Egli, nel dialogarVi separando i pensieri personali dalla Sua Voce per crescere, migliorare, cambiare!

Dio stesso, in Cristo, si nutriva, asceticamente, di Silenzi.

La logica dell’Amore e’ Silente, umile, e va riconosciuta e separata dall’ego materialista, dal rumore del mondo, in cui oggi ci siamo isolati per non vivere il Silenzio di Dio!

E’ annullando l’ego, l’io e i suoi pensieri, i suoi desideri mondani per cercare Dio che dialoghiamo col futuro e col mondo nei suoi obbiettivi piu’ giusti ! Ma per farlo ci occorre cercare, trovare ed ascoltare la Voce del Silenzio: Dio.

Esattamente come faremo in punto di morte…


Fin da ora possiamo trovarLo, e gioirNe nel Silenzio delle serenita’ infinite di cui ci fa dono: ricchezze in saggezza da riportare a tasche piene ( una volta rientrati nel vivere quotidiano ), tra gli altri esseri viventi! In attesa di ricongiungerci con Dio, Padre meraviglioso ( e non padrone ) nel Silenzio.

Giorgio Fossati

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L’ECLISSI EUCARISTICA E’ MOMENTANEA: DIO E’ INVINCIBILE ( QUINDI PIU’ FORTE DELL’IO ).

In questa eclissi di Fede Cattolica, che lentamente stiamo vivendo, ricordiamoci della rinascita della stessa, del ritorno lento alla luce, che seguira’ il buio totale oramai in arrivo.

E che la Luce di Cristo ritornera’ piena, ci e’ manifestato da coloro che anche nel buio fanno da anello di fuoco, alla momentanea assenza di Amore verso l’Eucaristia praticata, mangiata, vissuta.


La Chiesa quella vera, non soccombe ma si esalta ed esalta la propria luce contornando il buio, dimostrando gia’ nel buio la sua invincibilita’.


E’ il momento della stoltezza dell’io che cerca di oscurare Dio.


Ma l’Amor che move il cielo e le altre stelle e’ troppo perche’ una piccola luna di egocentrici, possa vincere per sempre sull’immensa Luce armonica del Creatore, che tutto muove e dispone, con pazienza liberta’ e Amore anche verso chi cerca momentaneamente di oscurarlo *.

* MEDITANDO SUI SEGNI CHE DIO MANDA DA FATIMA ( 13 ottobre 1917 ) ALL’ENNESIMA ECLISSI DI DOMANI, visibile in alcune parti del mondo.


Insomma oltre il gesto, l’accadimento, c’e’ sempre un significato.
Anche al buio c’e’ sempre quel Dio che ci ha fatto non per viver a caso come stupidi presuntuosi, ma per “cercar virtute e canoscenza”

GiorgioFossati

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TETRIS: IL GIOCO DELLA VITA, IN SELLA AL DESTINO.

Quando rinunciamo a qualcosa nella nostra vita, quando facciamo delle scelte, compiamo il bene od il male ad una vita altrui.

Lo spazio a cui noi abbiamo rinunciato, viene occupato e sviluppato da un altro.

L’Aborto e l’Eutanasia essendo pari all’ omicidio e al suicidio, sono cluster vuoti che sconquassano e modificano la logica globale di un Tetris Storico.

Quanti aborti ci hanno negato un Papa, un Campione, un Esempio di vita, Un Dottore od Un Insegnante, se non un Dittatore o il padre di un Benefattore del Genere Umano?

Quanti infatti, sono coloro che ne hanno preso indegnamente il loro posto, risultando anonimi o dannosi al quadro storico generale della Storia dell’Umanita’!

A volte a spingerci verso qualcosa e’ l’ambizione ( che e’ sempre figlia di una Paura verso qualcosa ); a volte invece, ad indurci verso una scelta di Vita, e’ stata una rinuncia; altre volte ancora, tutto ci e’ stato imposto da piu’ vite, che vicine o lontane, ci hanno spinto fuori da uno spazio che credevamo dover essere il nostro, e che invece viene occupato da un altro.

Se e’ vero che siamo noi, ad abitare la stanza del Presente, e’ vero che possiamo compiere delle scelte che spostandoci altrove, ci cambiano profondamente catapultandoci altrove, ferendoci per accrescerci nella consapevolezza di chi dobbiamo giungere ad essere all’interno della Storia.

Cio’ che chiamiamo Destino esiste, ed e’ un cavallo che porta sempre a cio’ per cui siamo nati, indipendentemente da dove lo facciamo passare.

Cosi’ e’ che un bimbo sudanese pur vivendo nei luoghi dimenticati di un Campo Profughi, si ritrovera’, vent’anni dopo, ad essere un calciatore ricco e famoso, e piu’ conosciuto di un suo pari Italiano che alla nascita sembrava avere la strada spianata, od almeno piu’ facilitata verso il successo, per il luogo dorato da cui proveniva.

La Motivazione e’ la biada che alimenta il Destriero “Destino”, ma e’ solo un fattore irrisorio senza un’Idea piu’ Grande, La Quale e’ necessaria al Bene Comune: nessuno difatti, motivato o no, puo’ decidere a cosa sia veramente Destinato come Uomo.

Molto spesso anche la Fama e’ una stanza passeggera, che precede il Destino volto ad un ritorno nell’oblio.

Kennedy e la sua uccisione, Hitler e la sua nascita, Stalin e Lenin nel loro delirio, ecc.. hanno creato enormi vuoti da riempire a cui non ci pareva di essere Destinati.

Cristo ha contribuito, a differenza di questi sopracitati, ad una Destinazione differente ed extra Terrena.

Cristo solo l’ha svelata con la propria morte in Croce e la Sua Risurrezione.

Cristo ci disse ( rispondendo alle ambizioni di una delle madri degli Apostoli ), che non spetta al Figlio di Dio ( cioe’ Dio in quello status di  “carne terrena” ), decidere chi debba stargli a Sinistra o a Destra: e’ il Destriero “Destino”, che ci e’ stato dato dal Padre, a portarci nel posto che meritiamo, perche’ e’ la’ che ( Egli ) ci (a)spetta.

E il Destino cioe’ e’ giostrato esclusivamente dal Padre, per il Bene Comune.

Ogni uomo infatti, puo’ arredare il proprio Destino personale, arricchendolo o impoverendolo in base alle scelte compiute, ma nessuno puo’ decidere di diventare cio’ che non puo’ essere, in barba ad un Disegno piu’ Grande.

Quando riusciamo ad essere qualcosa di Grande e’ perche’ ne avevamo il Compito.

Il Fuoco Sacro che ci muove nella Vita, e da cui proveniamo, marchia infatti il nostro esistere, portandoci ad essere cio’ per cui siamo nati, perche’ siamo chiamati da una voce interna, a Servire comunque un Comune Progetto Storico.

Cio’ ci impedisce di poter viaggiare nel Tempo, altresi’ “disarmonicheremmo” tutto il costruito prima e dopo di noi, creando un caos distruttivo che annienterebbe La Creazione.

Da cio’ si deduce quindi, palesemente, l’esistenza di quell’ Essere Superiore, Dio, da cui il Cristo, in quanto Salvatore, discende fino a divenire in Carne tra noi, entrando tra i nostri Destini volti alla distruzione, per adoperarsi a correggere la rotta del nostro Tetris Storico e Salvarlo.

E va guardato, caso unico, come il perno fisso ed industruttibile da cui ripartire verso altre mete evolutive che portino al benessere e al progresso tutta l’Umanita’, attraverso cio’ che ci ha lasciato.

Oggi nel delirante dimenticatoio in cui abbiamo imprigionato Dio per adorare l’io, attendiamo l’ennesimo ritorno di Cristo, come fosse un nuovo perno cui appoggiarci per completare la nostra Partita Storica attraverso i nostri Destini; il che e’ giusto nella forma ma non nella sostanza.

Molti di noi hanno ( e sono ) Lucerne senz’olio, quindi buone a nulla: lucide e belle, ma sempre spente, senza il Cristo dentro di cui ( e per cui ) accendersi.

Quando rinunciamo a qualcosa nella nostra vita, quando facciamo delle scelte, compiamo davvero il bene od il male ad una vita altrui, e lo spazio a cui noi abbiamo rinunciato, viene occupato e sviluppato da un altro, con buona pace di un Destino chiamato ad essere cluster spento per scelta, ritardando od accelerando la Progressione dell’Umanita’ a qualcosa di cosi’ Grande ( essere Eterni e parte del Corpo Mistico di Dio ), da sminuire qualsiasi scoperta scentifica od esplorazione spaziale.

GiorgioFossati

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DISINCANTO REALISTA DI UN MISERABILE MONDO D’ AMORE IMPOVERITO

Un mondo gelido, egocentrico complessato; cattivo perche’ ignorante per assenza di Fede praticata. Un mondo pronto alla guerra, che non sa piu’ scrivere una poesia, ne’ riconoscere la musica dal rumore, che preferisce intristirsi dentro la ripetitivita’ di uno smartphone che vivere in prima persona con coraggio. Un mondo acido verso Prossimo infastidito dal doversi spendere fisicamente senza ricavo. Un mondo che non produce altro che tecnologia, scienza volta a farci sopravvivere senza Cultura. Un mondo che e’ un insieme di aprofittatori bugiardi, senza cuore, superficiali ed egoisti.


Un mondo insignificante, falso al limite dell’odio.


Un mondo che sa di farsi schifo ma si compiace accettandosi rassegnato. Un mondo che affronta la morte senza un minimo di Speranza o voglia di un dopo. Un mondo satanico che si difende con l’ignoranza del dovuto, anziche’ con il dovere prezioso dei sentimenti. Un mondo scintillante, come la farlocca luce dei fuochi d’artificio, o quella della filosofia che come uno zombie si aggira pronta ad uccidere la Fede. Un mondo senza Speranza che non sa ringraziare nemmeno Dio per la Vita ricevuta, perche’ in delirante stupidita’, ha cancellato la lettera D davanti alle due vocali “io”.

Un mondo libertino, perche’ imprigionato dalla pigrizia piu’ grassa e ignorante. Un mondo in cui il corpo conta piu’ dell’Anima, quasi non ci fosse la morte a ricordarci che il vestito del corpo non e’ che un abito momentaneo, mentre l’Anima e’ eterna in Cristo.
Un mondo tragicamente confuso: farneticante e bugiardo di sette e religio, credulonerie pratiche comode ma senza la scomodita’ della Verita’ che e’ solo Cristo.

L’abbiamo costruito qui in terra l’inferno, e il dopo, perche’ piaccia no, c’e’ un dopo, sara’ pure molto peggio.

Un mondo che fragile si fa prepotente, che si crede eterno, salvo temere la realta’, additandola poi, come pessimismo, per non specchiarsi in cio’ che ha creato allontanandosi da Dio.

Un mondo triste, affaticato, e molto saturo di inutili pesi in un vuoto di solidarieta’.

Un mondo abortito dal male, basato sul soldo, prigioniero di ogni dubbio. Un mondo di leoni dalla testa d’asino, di ipocrite serpi sorridenti.

Il vortice delle nubi si sta intensificando, i primi focolai di odio stanno divampando, e la Pace tra gli individui sta saltando ovunque sotto la pressione dell’ego, come tappi di bottiglie in fila indiana.

Cio’ che ci aspetta lo abbiamo voluto tutti, accettando ogni sorta di bruttezza, con la scusa della liberta’ personalizzata; preferendo ogni solitudine anziche’ socializzare nella cristiana caritatevole pazienza, dell’accettarci amando l’altro nell’accettare i suoi difetti, perche’ comunque identici ai nostri.

E con questa scusa ci siamo incatentati all’ego, anziche’ all’Amore incondizionato verso il Prossimo.

Ma come ci siamo ridotti?

C’e’ puzza di morte nelle gioie forzate di chi si accontenta gioendo dell’aria fritta in cui proclamiamo di essere felici.

C’e’ un rumore pornografico di fondo, identico a quello che precedette il Diluvio.

Non c’e’ piu’ Umanita’ ma bestialita’.

Cambiamo nome al nostro stato, siamo bestie.
E non c’e’ alcuna speranza all’orizzonte, se per speranza confondiamo il possedere una Tv da 85″, la futilita’ di una gita con la semplicita’ straordinaria e arricchente dell’ Eucaristia.

Dovevamo amarci, ma sul serio, ci odiamo infastiditi al primo disappunto.

Non c’e’ impegno comune perche’ non sia cosi’: ne’ tra le persone, ne’ tra gli infantili asili che chiamiamo borse, governi, banche in cui si esercita il misero ed impotente ( perche’ impoverito dell’Amore ), potere terreno.

Eppure la soluzione a questa tragedia annuciata c’e’, e parte dall’Amore: quello degli ultimi, che da sempre sono i primi.

Nel mondo della disabilita’ tutto questo non esiste.
L’Amore e’ al primo posto, tutto il resto vien dopo.
Era cosi anche per noi un tempo, ma poi?

Dovremmo rifletterci e tornare ad essere come “loro”, come gli isolati, fastidiosi perche’ imprevedibili e disarmanti, ragazzi disabili, nell’isolato ghetto in cui releghiamo la scomodita’ dei loro handicap, riempedoli di facilizzazioni ( a volte ridicole ) per non spendere un po’ di vita vera e nostra con loro, reimparando a vivere e a viverci.

E accanto a loro, gocce di Cristo, cambiando noi stessi, salveremmo il mondo.

Giorgio Fossati

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PRIGIONI E ( stupidi ) PRIGIONIERI.

Mi piace il viaggio, perche’ e’ l’unico non-luogo dove riesco facilmente a contaminarmi di quell’Amore verso le persone di cui parla san Francesco.


Eppure oggi, su un Frecciarossa, in mezzo a vite sospese che come note riempiono il pentagramma dei binari, noto che tutti sono prigionieri del proprio egoismo, in un confine smartphonizzato, invalicabile. Proprio come se fossero anche stavolta, rinchiusi nelle celle svuotate di Cultura, e alti ragionamenti delle pause-galera della vita lavorativa e post lavorativa, quotidiana.

” Per un fare un figlio non c’e’ tempo, figuriamoci se devo passarci una vita assieme, rinunciando all’ipnotica catena dell’io, di uno smartphone. “

Michael Onfray scrive in “Anima” ( 2023 ), che la digitalizzazione dell’anima permette di intravedere un essere post-umano, un uomo che attraverso il cavallo di Troia dello smartphone, subisce una riprogrammazione dell’anima, basata sul pecoronismo sia da parte di esperti pagati ad hoc (o fanatici al sistema) che di semplici utenti del world wide web, tutti incatenati ai social media, dei quali sarebbe bene invece diffidare.

Il consenso della gente, degli esperti e di qualsiasi conformista che giustifica il web in qualsiasi forma e modo, e’ una bussola che porta in basso.
Basta capovolgerla per capire dove dovremmo andare. Per ora ci stiamo muovendo, irrevocabilmente verso il post-umano, e nulla ( apparentemente ) fermera’ questo progresso.

Rimbalzeremo di ritorno, contro Cristo, perche’ Grazie a Dio, non siamo solo materia: l’anima e’ libera e non abbisogna dei desideri del corpo.
La morte giungera’ come quell’amorevole sorella cantata da san Francesco, per liberarci dall’escremento in cui e’ imprigionata.

Siamo destinati ad essere Divini, quindi ad andare ben oltre i confini dell’Universo.
E per diventarlo, dobbiamo alleggerirci di tutto cio’ che frena il nostro viaggio: ricerca di un’ incatenante eternita’ terrena, desideri della carne, materialismo, diniego della Fede, rinuncia a cercare Cristo, sono catene da prigioni buie e poco edificanti; sindromi di Stoccolma di un satanismo nascosto, catechizzato da cio’ che ci circonda, volto ad umiliare e distruggere la liberta’ vera del discernimento.

Halloween e’ satanismo puro, inoculatoci come innoqua favoletta per bambini.

Chi sbuffa o deride questa affermazione, dovrebbe trovare seriamente il tempo di analizzare le catene a cui e’ stato legato senza accorgersene, con la scusa di una carnevalata per irridere ed alleggerire il concetto della Morte.

Basterebbe riflettere veramente a 360°, su quel ” Dio mio, perche’ mi hai abbandonato “, di Gesu’, sulla Croce per scoperchiare l’inganno, e liberarlo da ogni prigionia hallowiniana.

Forse l’Eucaristia, non e’ mai stata tanto necessaria, quanto in questi tempi decadenti, zenizzati.

Aver paura di Cristo quale Logos ( Logica e Parola, quindi Verbo cioe’ azione da cui tutto si genera e rigenera ) evitandolo, invece che affascinarsene, e’ un segnale eloquente di possessione.

Questo e’ quanto, questi sono i tempi: e’ nel buio infatti, che noti la candela, e non gli abiti alternativi in cui in cui ti sei rifugiato per nascondere le tue pochezze.

Piaccia o no.

Il sonno della Ragione, genera Mostri. ( autodistruttivi ).

La Fede, invece Salvezza.

Per questo Goya rappresenta l’uomo dormiente, mentre Raffaello, ne La Scuola di Atene, omaggia Michelangelo come pensatore tra i grandi della Storia Umana.

Nessuno di loro dorme, subendo la Vita, ma tutti si confrontano per giungere al Divino.

Giorgio Fossati.

Ps: Non rinunciate a Palazzo Reale ( Piazza Duomo, Milano ), per la Mostra di Goya, in essere fino a Dicembre 2023.

Fatti non foste per ( accontentarvi di ) viver come bruti.

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RIMETTIAMO LA D DAVANTI ALLA PAROLA io

Si alza quest’alba limpida ed infuocata, per illuminare le azioni quotidiane della Natura: dal fiore che sboccia, alla possibilita’, dataci, di bere attraverso un bicchiere di sabbia diventato Vetro, perche’ ogni cosa ci mostri, alla Luce del sole, che tutto e’ stato fatto per noi. Intelletto e Coscienza compresi.

Un tempo seguivamo questa armonia, tenendo il ritmo, delle cose al nostro fianco: l’ordine aveva un’ etica armonica, ed ogni cosa aggiunta dall’Uomo dentro il Creato ( fosse un secchio per raccogliere l’acqua, od un fiasco per il vino ), conteneva sempre nella propria forma, una logica armoniosa che rispettandolo, si sposava con il Creato: giardino Terrestre, che introduce al giardino Divino ( questo significa “Paradiso” ).

Tutto il “design” era figlio di una praticita’ a cui veniva aggiunta la genialita’ che ricerca la bellezza insita nell’uomo, solo quando questo essere Divino ( agli animali non e’ concesso dare continuamente nuove forme alla praticita’ necessaria per vivere ), si poneva umilmente al passo del Creato, senza volerlo sovverchiare come invece avviene oggi, dentro un mondo kitch, nel quale l’ “io” umano ha dimenticato innanzi a se’ la lettera piu’ importante dell’alfabeto, la D, sempre e comunque da scrivere in maiuscolo, anche quando ci sembra non serva.

La notte che ogni giorno anticipa l’alba, serve a Dio per agire durante il nostro riposo, per rimettere a regime il cervello, resettandoci attraverso i sogni, cosi’ da esser pronti per affrontare il giorno successivo.

Tutto e’ fatto ogni giorno, per noi. Anche la notte.

Dovremmo sempre ricordare, che al risveglio, abbiamo la stessa responsabilita’ verso il Creato che avevano nel Rinascimento, i geni che dal suolo del Bel Paese, han posto le basi che han fatto grande l’Occidente, influenzati dai popoli che incontravano nella nostra Italia ( cosi’ diversa e completa nei pochi km che la compongono, come un giardino in mezzo al mare, per paesaggistica e biodiversita’ e clima ).

Mentre invece continuiamo a camminare verso un mondo Culturalmente piu’ povero, piu’ arido e disarmonico perche’ drogato del “iopossoquindifaccio” senza freni; dimentico del dialogo privilegiato col Divino, utilizzato in passato.

Questo ci rende incapaci di creare anche solo un’abitazione ( luogo in cui rinchiudersi per studiare e contemplare Dio ed i suoi doni, ma anche luogo dove abbellire la nostra vita, riposando delle fatiche quotidiane ) che sia armonicamente inserita nel paesaggio.

Abbiamo sempre piu’ spesso, architetti ciechi, che traducono i loro complessi di egocentrismo, le loro ansie e repressioni in opere che hanno spesso poco rispetto e dialogo con il contorno in cui vengono creati, e cosa tragica, assolutamente nessuno con Dio.

Nello stesso modo in cui proviamo piacere interiore, dinnanzi ad un vecchio Casale di campagna, che sta nell’unico posto possibile per risultare armonico col paesaggio che lo contiene, riusciamo purtroppo anche a dire “che bello!”, dinnanzi ad un’opera moderna fine a se stessa, forzatamente creata fuori contesto da un architetto senza un minimo di gusto estetico. Perche’?

Perche’ siamo malati.
E il cancro che ci sta uccidendo risponde al nome gia’ citato di Ego, cioe’ l’io. Esso confonde la bellezza con l’originalita’, in un errore tipico di chi mostra la mancanza di gusto estetico, data da una pessima conoscenza della Cultura Generale.

Nella Storia, non c’e’ mai stato un periodo in cui i popoli fossero cosi connessi, eppure mai come adesso, e’ sotto gli occhi di tutti la disconnessione degli elementi creati dall’Uomo in ogni ambito in cui egli vive; immettendo brutture ingiustificate, non solo in Natura, ma anche dentro cio’ che attraverso l’etica armonica, le generazioni pre delirio industriale, avevano creato.

Questo Ego che ci divora, che zittisce la voce interiore di Dio in ogni ambito, ha creato nell’era industriale un Uomo-mostro, che giunge ad adoperare l’atrocita’ della guerra non per necessita’ di conquista o di bisogni primari, ma per necessita’ di produzione di cio’ che lo distrugge: le armi.

Tafazzi, regna sovrano!

Mi sovviene, la visione pre-industriale che ebbe durante la Santa Messa Papa Leone XIII, la quale gli fece interrompere la Santa Messa e lo fece correre ( era il 13 Maggio 1884 – data che poi sarebbe divenuta Fatimina dal 1917 ndr. – ) a chiudersi in sagrestia, spaventato e meditante, per aver sentito Satana dire a Dio che nei successivi cento anni avrebbe distrutto il mondo attraverso le stesse Creature di Dio: gli uomini; e Dio rispondergli che la Chiesa, seppur provata non sarebbe mai stata distrutta.

Papa Leone XIII compose quel giorno, la famosa preghiera a san Michele Arcangelo in supplica a Dio, che sino al Vaticano II, veniva recitata alla fine di ogni S.Messa. Egli fu il primo Papa ripreso in un video; erano gli albori dell’epoca che ci avrebbe portato al delirio umano: epoca in cui la scienza, avrebbe cercato di zittire, bestemmiando per Ego, il Creatore.

Fatima stessa nel 1917, ci metteva successivamente in guardia dall’Uomo-mostro, istigato da Satana a specchiarsi in se stesso, come un dio, salvo poi essere incapace di dominarsi dinnanzi a cio’ che scopriva sempre ( e come mai prima ), piu’ velocemente; tanto che attraverso i tre pastorelli analfabeti ( i quali pensavano che La Russia, citatagli da Maria nelle apparizioni, fosse “una signora cattiva” perche’ gli venne detto che “avrebbe sparso i suoi errori nel mondo, attraverso l’Ateismo derivato dal Comunismo” ), ci veniva fatto notare come anche l’ego occidentale, avrebbe offeso Dio, zittendolo in nome di un progresso figlio del Dono della scienza, barlume di intelletto palesemente Divino, visto che ad essa, nessun altro essere vivente puo’ attingere.

Oggi ripetiamo belando, di dover curare l’ambiente, ma chi ci catechizza in questo, non concede il permesso del dubbio, ci impone un’ideologia ( peraltro senza risultati palesi da mostrarci, salvo la propria continua necessita’ di guadagno ) ! Questo metodo, e’ piu’ o meno lo stesso di quello basato sull’ignoranza dei popoli, con cui si fa il lavaggio al cervello alla gente, per mandarla a morire per anni, in guerre fatte solo in nome dei bisogni monetari dell’industria armaiola e di niente altro.

Nessuno infatti, prende in considerazione che la Terra ciclicamente e’ passata, in miliardi di anni, da Ere Glaciali ad Ere in cui il Sahara e la Grennland ( Groenlandia, significa terra verde ), come anche, piu’ addiettro, l’Antartide, furono floridi giardini.

Nessuno sembra conoscere che l’asse terrestre, della trottola su cui viviamo, ciclicamente rallenta, per poi riprendersi ed riaccelerare sempre ciclicamente, spostando di volta in volta l’inclinazione terrestre di qualche fondamentale grado, e quindi mutando il nord magnetico ( e le stagioni ), come appunto avviene per l’asta che sormonta una trottola che rallenta.

Sulla Terra, questa instabilita’ avviene da Miliardi di anni. Essa cambia appunto, l’asse terrestre spostandolo di quasi 70 km l’anno, facendoci avere a volte inverni tardivi e piu’ miti, o primavere piu’ fredde, quando non estati piu’ lunghe; il tutto in base proprio a quando avvengono rallentamenti o ripartenze della nostra “trottola” planetaria, mutando il nostro amato caledario delle stagioni, che crediamo, stupidamente, essere immutabile.

Solo 2300 anni fa, per fare un esempio, Alessandro Magno giungeva in India navigando un mare enorme che dal Caspio tagliava a meta’, in orizzontale tutta l’Asia sino alla Corea; ebbene tutto questo gigantesco bacino d’acqua, e’ oggi ridotto ad un deserto bagnato dalla sola Amu Darya: scheletro nobile di cio’ che fu l’acqua in quei luoghi allora rigogliosi e popolatissimi.

Nessuno ci ricorda, che per 40 anni, tre secoli fa, pur senza inquinamento e “Gretinate”, abbiamo avuto una breve Era Glaciale, dovuta al surriscaldamento terrestre ed allo scioglimento dei ghiacci avvenuto nei quarant’anni precedenti, i quali hanno raffreddato i mari e l’aria sino a che il Sole, ancora lui, non ha rimesso a posto da se’ ogni cosa, permettendoci di “rinascere” dal freddo buio di quegli anni problematici.

Sempre a Fatima il Miracolo del Sole del 13 ottobre 1917, mostrava un sole ballerino, che si avvicinava pericolosamente alla terra: forse il significato di quell’ennesimo messaggio, visto da 70mila presenti, con atei che si convertirono all’istante, ci avvisava di questo periodo climatico.

Andrebbe anche approfondito il fatto che le guerre mondiali e molti avvenimenti tragici sono legati a Fatima, dal XX Secolo in poi. Ed iniziarono e finirono puntualmente con accadimenti precisi, indicati da Maria a Fatima, od in giorni dedicati alla Madonna ( basti l’8 settembre, il resto cercatelo voi ).

Peraltro anni dopo, a completamento del messaggio fatimino, il 3 gennaio 1944, venne ulteriormente mostrato da Dio, a Lucia, proprio il mondo attuale in preda a terremoti, alluvioni, e carestie che portavano ad una guerra distruttrice.

Alla fine dell’ ultima apparizione Fatimina, il 13 ottobre 1917, dopo il Miracolo del Sole, i tre pastorelli videro la Sacra Famiglia benedire il mondo, come si fa alla fine di ogni penitenza.

Quindi forse, un po’ di buio desertico e meditativo e ristrutturante ci tocchera’ farlo presto, per spogliarci di questo delirio egocentrico che deturpa sia il Creato, che l’Uomo, e che acceca le menti con dubbi atei insensati ( piaccia o meno, non siamo figli del caos dettato dal caso: tutto ha un ordine logico nelle cose, e quando non lo ha, crolla, finisce, si distrugge ).

Dio c’e’, ed e’ tutt’altro che morto.
l’Uomo invece e’ molto vicino alla pazzia e alla sua fine, a causa di questo delirio di egocentrismi indotto subdolamente da satana.

Le “notti del pentimento” quindi arriveranno, non dubitatene ( vedasi varie profezie di Santi conclamati ), dopo questo lungo tramonto umano, e saranno seguiti armonicamente dopo un’ alba nuova, da nuovo mondo.

Tre giorni bui che avremo da affrontare “ in quanto Chiesa”, cioe’ Corpo di Cristo, i quali saranno condivisi tra tutti, perche’ possiamo recuperare ( o scoprire ) in ciascuno di essi, Fede Cattolica, Speranza e Carita’, al fine di risorgere ad Umanita’ differente, nuova.

” …Nel tempo una sola Fede, Santa Cattolica ed Apostolica, nell’Eternita’, il Cielo. “
( con queste parole finiscono le visioni dei nostri tempi concessi da Dio, attraverso la Vergine Maria, a Suor Lucia dos Santos di Fatima, in quel 3 Gennaio 1944 in cui mise su carta il testo della terza parte delle rivelazioni, chiamato ” Terzo segreto di Fatima” ).

Pero’ se volete, continuate pure ad evitare Cristo ed i Sacramenti, continuate tranquillamente nel credere in Greta.

Ma ricordate, Cristo: ” A chi ha sara’ dato, a chi non ha sara’ tolto anche il poco che ha.” ( Luca 8,18 ).

Dio infatti, non ci obbliga a credere in Egli; Si mostra, Si suggerisce, e ci avvisa dei pericoli, e soltanto per Amore, non per interesse: sembra poco, ma e’ tantissimo; si chiama Liberta’, quella vera che deriva dalla Carita’, non quella che paventiamo di saper oramai produrre da soli, perseverando invece nel calpestare gli altri.

Aah, che satanico complesso d’ego, genera il credersi degli dei !

Rimettiamo, quindi la lettera D davanti alla parola io. E torniamo presto al posto che ci compete.

Giorgio Fossati

In evidenza

E’ TEMPO DI MORIRE

È tempo di sfide sanguinose; tra popoli e cose che dividono, perché compresse nella stessa dimensione pulsante. E poco importa se l’ambito sia materiale o spirituale.

Dobbiamo scegliere da che parte stare, tra caos e Logica.

Tra gnosticismo crescente e Fede dimenticata, tra egocentrismo e Carità, tra artigianalità ed Arte, tutto, come nell’Universo, si contrae per poi espandersi, spaccarsi, disperdersi creando cose nuove.

In Cristo, nella vita di Gesù cioè, avvenne lo stesso, e proprio all’apice della predicazione: sopra quella Croce.

Perché anche in Dio, tutto il Creato si contrae e poi si espande, si riunisce e si spacca, in un armonico movimento cardiaco, per l’Amore di cui Egli è fatto.

Dio, è cuore spirituale e motivo della Creazione, e a seconda delle necessità umane, per quell’ Amore perfetto che Egli è, tutto crea, quindi sopporta, ed infine guarisce.

Noi siamo fotografia di Dio e Sua proiezione: viviamo da negativi; nel buio cosmico dei giorni, sui fogli di carta bianca dell’anima, impressioniamo il nostro destino fino a che, processati nella morte, appariremo, in positivo alla Luce di Dio.

Se la Vita terrena, come una fotografia ha bisogno dei toni chiari dell’Amore, è pur vero che per apprezzarlo e delinearlo profondamente, deve necessariamente passare dallo spacco scuro di odio in cui l’uomo, puntualmente si rifugia per necessità materialistiche, dettate da un corpo, che in quanto involucro e prigione materiale dell’Anima, detta i tempi di passaggio da una condizione di benessere a quella di malessere.

Dio è impegnato a seguire e a convertire il nero dei danni ( che la nostra condizione umana corporea, quindi materiale perché di bisogni materialistici, crea ), in bianca serenità cangiante, dentro questo movimento selettivo tra periodi di Amore e periodi di odio.

Dio in questo si mostra Creatore: Egli sa leggere bene i tempi necessari allo sviluppo del Creato, noi un po’ meno, perché tendiamo a viverli per come li riceviamo, e basta. 

La libertà di scelta e di sviluppo che concessaci, esercitiamo verso il bene od il male, viene contenuta dal Creatore, per bilanciare l’immagine del Creato, creando nuove cose. 

Egli controlla i Tempi e i modi, a bisogno della Storia, perché risultino necessari e buoni al fine della nostra evoluzione, e soprattutto della nostra Salvezza, che, non dimentichiamocelo, è lo scopo della nostra Vita; l’arrivo finale “nell’album fotografico di Dio”, dopo la purificazione, “il lavaggio” cioè dell’Anima, dalle “impurità del fissaggio” cocciuto verso le materialità morenti che l’uomo attraversa durante l’esistenza terrena, per divenire vera Fotografia di Dio, una volta giunto al Suo cospetto.

Nulla ci dovrebbe spaventare dunque: non la morte, che è solo un passaggio ad una Vita Eterna e senza più lo scurente influsso della materia, col suo desiderio irrefrenabile di possedere qualcosa, che nelle varie forme in cui lo desideriamo qui, sporca di peccato egocentrico, oggetti e situazioni legate ad un Tempo in cui ci sviluppiamo, e che in Dio si fermerà, e cessarà il suo scorrere. 

Erroneamente convinti di essere orfani di Dio, in questo delirante Terzo Millennio, ci rifugiamo invece, impauriti nell’Io. Scurendoci dell’ombra dello stesso cespuglio in cui il Creatore, ritrovó Adamo ed Eva per aver bruciato parte della loro candida nudità, dopo aver disubbidito alla Logica.

Nulla è più pericoloso dell’Uomo quando per paura si crea buie certezze egocentriche, rinnegando Cristo, che è la Logica Luce di tutto, essendo Amore.

Penso a Stalin a Lenin, ad Hitler, alla Cambogia degli anni’70, alla follia islamica recente ( che vive bene, di benessere europeo ed occidentale in luoghi radicatamente Cristiani, ma desidera imporre il proprio mondo fallito e tragico, di un Allah, mai risorto, e quindi senza speranza ), e a tutte le altre forme in cui l’Io ha dimenticato la lettera D innanzi a sé.

Colui che oggi in delirio nega la Luce di Dio per l’io-buio, è un cieco stolto, destinato a soffrire per la palese negazione della Logica d’Amore che lo circonda nelle cose più care in Vita.

Nel perseverare rinnegando il proprio Creatore sino alla fine, certamente questi cade per odio ed invidia verso Dio, nel delirio arrabbiato e malfidente verso il dono condiviso della Vita, dimenticando che alcuno, nella Storia concessaci da Dio, ha mai ottenuto una vittoria terrena duratura, né tantomeno la serenità, figuriamoci la Salvezza percorrendo il buio satanico dell’ego, anziché l’Amore misericordioso verso il Prossimo, del Crocifisso.

Così ecco che di questi tempi a Vienna, Rubens sfida Tiziano in un Kunsthistoriesches Museum che diventa arena in cui lo spettatore può votare alla fine, il vincitore, tra Odio e Amore, tra materialità e Divinità, tra allegoria e Fede, cioè: sembra stupida preferenza, ma in realtà quel piccolo ed insignificante voto, basato sul Dialogo con Dio nell’Arte, ci indica a che punto siamo, nel cammino della Vita verso la Salvezza.

Così come l’atomica sfida il Sole, tra distruzione e rinascita, siamo oggi chiamati a schierarci nella battaglia che infuria tra chi si fida dell’io e chi confida in Dio.

Perché in questo momento in cui la Storia, pare celebrare i poteri della frontiera in ogni cosa, la scienza è arenata a remake senza senso apparentemente utile: la riconquista fisica e materale della Luna, perché faccia da elastico ad una successiva esplorazione Marziana, anzichè all’esplorazione Divina con domande assolutamente più importanti e profonde a guarigione del mondo sofferente.

Ma se la Verità in quanto Logica ( Logos ) è Parola ( Verbum ), alias Cristo, è zittita, se da poeti ( ogni uomo nell’intimo lo è ) inariditi, non mastichiamo più la Parola attraverso l’Eucaristia, la Scienza perde il Suo senso più profondo, e gli scienziati non possono scoprire più nulla di veramente utile al futuro dell’Uomo perché accresca anche nell’ Anima.

La ricerca della Verità è infatti più importante del Suo possesso: l’uomo che dubita Dio, Lo indaga nella ricerca interiore, inseguendoLo portando progresso e benessere. L’uomo che nega Cristo a prescindere in nome dell’ego è destinato alla rovina sua e di chi lo segue.

DubitandoLo, quindi, Lo certifica, provocandoLo di attenzione. E Dio per risposta lascia nella coscienza stimoli per progredire verso l’Amore ed il benessere.

Dio è così vicino a chi Lo dubita nella ricerca, da non permettergli di riuscire a scorgerNe La Gigantesca, palese, Presenza nell’Amore, da cui siamo invece circondati. Eppure il Creatore gli permetterà in nome di quel desiderio verso la Verità, di fare passi giganti ed utili al vivere terreno di tutta l’Umanità.

Non si comporta così anche l’Amata, quando sente il sincero Amore dell’interessato? Ella si contrae, facendosi desiderare nella sofferenza, prima di donarsi totalmente.

L’Ateo che invece chiama tutto cocciutamente “Fortuna” non è che un orfano perché rifiuta il dono d’Amore, di una Madre da imitare. Egli non può che creare danni palesi da delirio egocentrico, al mondo, quando in ogni ambito, raggiungesse posizioni di comando.

Esattamente come il Figliol Prodigo quindi, il dubbioso è maggiormente vegliato da Dio rispetto al saccente ateo, perché in discrezione misericordiosa e silenzio, il Padre Eterno, contraendosi per dare spazio alla Sua amata creatura in difficoltà, ne aiuta le faticose e bisognose gesta, attendendo che il doloroso, ma purificante ed inevitabile ritorno maturo ad Egli, si compia, in nome della Logica d’Amore che si mostra soprattutto nella Libertà di CrederGli, per quel Cristo, che in quanto Dio, è Logica, e tarla la coscienza di ciascuno, ogni giorno.

L’Ateismo odierno sta distruggendo il mondo, perché rinnega a priori Cristo, negandosi la Sua scontatezza Divina nell’Eucarestia praticata.

Quindi esaltando l’io suo malgrado, a discapito di un Dio con cui plasmare la propria coscienza, alla fine non può che creare un mondo egocentrico, triste, annoiato e pieno di cose mai appaganti, costruite solo per insoddisfarlo sempre di più.

La Contrazione dolorosa del parto, non ci annuncia il passaggio dal ventre alla Vita terrena, esattamente come quella della morte, ci fa rinascere ( anch’essa nel pianto ), alla Vita Eterna?

Così per quanto possa essere doloroso per l’Atea Umanità attuale, far morire le proprie convinzioni egemoni e deliranti di amor proprio ed ego, sarà inaspettatamente gioioso vivere nella certezza consolante di essere davvero eterna, grazie alla Presenza d’Amore certa e salvifica eternizzante di Cristo nella Storia, quando accetterà di aver sbagliato strada, convertendosi.

D’altronde non c’è forse dolore, prima della gioia? L’attesa non è infatti sempre dolorosa incertezza, e il dopo, compensatamente sempre gioia davvero appagante, perché Divina?

Dopo questo spasmo di contrazione atea, non può che avvicinarsi per l’Umanità, la liberazione Divina di Cristo?

L’Universo stesso, non si contrae per espandersi?

Esso è plasmato da un Dio che fa lo stesso con noi, nascondendoSi ( apparentemente ) per mostrarSi Amore puro, lasciandoSi uccidere per perdonarci.

E il profetico Blade Runner, mi sovviene, nel chiudere questa riflessione sulla quotidianità dominata da contrazioni d’odio che viviamo, con un monito positivo, che è un augurio alle nuove generazioni: “ho visto cose che voi umani non potreste neanche immaginare: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser: tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia: è tempo di morire.”

Per rinascere, dentro.

A Dio.

GiorgioFossati

In evidenza

SE LEGGI, IMMAGINI. Se immagini, PUOI.

Stazione di Santa Maria Novella, Firenze: il caldo sfrecciando, prende a schiaffi il mezzogiorno scolorito sul manifesto del crocifisso di Donatello. Brunelleschi già ne aveva deriso l’aspetto contadino, a favore del proprio, ma stavolta quello dell’inventore della Cupola del Duomo, vince la sfida dei Cristi in croce, esclusivamente perché il cartaceo pubblicizzante il proprio, è incollato all’ombra, da dove proclama tutta la sua nobiltà classica a pieni colori. 

Firenze, in questa estate presa a noleggio sullo Jonio e finita per due soldi a Tavarnuzze, sembra Roma: Taxi vuoti, bus che cuociono i passeggeri a puntino, e monumenti che sfiaccati dal caldo, colano dagli occhi di qualche turista, dandogli del Benvenuto, nel senso più drammatico del Cellini ( chiedere di Perseo, alla Loggia, per intenderci ). 

È in questo deserto, dove tutto o quasi, sta rinchiuso dietro ai vetri asciutti e freschi dell’autogrill ferroviario, masticando attese e sorseggiando sguardi, che attendo qua fuori, l’inizio del viaggio verso il Trasimeno. 

Il mio treno, per ora, è una panchina accanto al binario, il cui finestrino immaginario mostra, tutte in una, le città invisibili di Calvino. 

Il mondo infernale in cui ci hanno recintato instupidendoci, puoi vincerlo consolidandolo o cercando faticosamente ogni cosa che intorno a te non sia inferno, valorizzandola. 

Caravaggio nel primo caso, e Raffaello nel secondo, sono esempi perfetti a cui far riferimento per rapportarsi a Calvino, che non a caso, qui in stazione, ha prestato il suo nome al mio conduttore in arrivo tra 20 minuti circa. 

Nulla è più moderno e terreno del Caravaggio: la sua fotografica scarna, atea e malefica è uscita dalle tele, per accasarsi in un mondo ridotto a mal quartiere. 

Nulla è più veritiero, e quindi celestiale, della Verità Salvifica del Sanzio: Armonia, Serenità e Bellezza furono le scelte di un orfano prematuro di entrambi i genitori che, caso unico nella Storia, discerne tutt’ora dal mondo, erigendosi con pieno diritto a dio mortale. 

Così, nel cesso indefinito di un luogo sospeso, quale è questa stazione, mi creo Bellezza, Armonia e Serenità aggrappandomi al suo nobile quanto sprecato nome, e appunto, dal finestrino di questa panchina, creo positività dialogando con quell’immaginazione che Dio mi concede da oramai 49 anni. 

Abbiamo avuto troppo, nei secoli, noi italiani, per ciò che è possibile mostrare e raccontare in una sola vita alle voci Arte e Genialità. 

La Bellezza è un impegno, così abbiamo preferito alleggerirci e perdere la nostra nobile identità, per vestirci del mondo di fuori, copia tarocca di ciò che abbiamo inventato noi : il dialogo con Dio, nel più alto momento intellettuale della Storia Umana, il Rinascimento. 

Baldassarre Castiglione con Raffaello, stanno all’Arte, quanto Gesù Cristo e la Vergine Maria stanno alla Morale e all’Etica. 

Prima di loro, l’Italia era un embrione di magnifiche potenzialità e bellezze, come di altre cose straordinarie (peraltro già inarrivabili, seppure incompiute), almeno nella misura pari alla Pietà Contarini di Michelangelo. 

A Firenze vi è sepolto, da qualche parte, sotto decine di metri di terra, l’ultimo tra gli elefanti con cui Annibale attraversó le Alpi. Le zanne d’Avorio, inghiottite da quella che un tempo era una palude, e che l’ingegno umano ha trasformato nella culla della più nobile Città dell’Arte dell’intera Umanità, riposano quivi, a testimoniare come e quanto fossero desiderate le nostre Terre: ieri Sacra Patria, oggi Bel Paese vilipeso, per quell’analfabetismo di ritorno di cui ci vantiamo, imbrattati di grottesche brutture tafazziane. 

Mi sovviene il celebre Passaggio tra le Acque del Mar Rosso, nel quale Dio, aiuta gli ebrei durante la fuga dall’esercito del Faraone: presso il lago paludoso di Manzala, tra due promotori a punta, davanti a Pi-Achirot, tra Migdol e il mare, davanti a Baal-Zefon ( secondo leggi compatibili con la fisica, recentemente comprovate ), Il Creatore, alzando un vento forte che a 100 km/h. spirando da est, per 12 ore, crea un corridoio asciutto lungo 3-4 chilometri e largo 5, che rimasto aperto per circa 4 ore, nei pressi della odierna Port Said, permette a Mosè e al popolo eletto di fuggire dall’Egitto; salvo poi temprarlo per quaranta anni attraverso ben altre prove nel deserto, che lo preparino ad essere, una volta giunto in Israele, il popolo in cui Egli stesso si innesterà, facendosi carne in Gesù Cristo, per darci la Salvezza Eterna. 

Ebbene, anche il mondo odierno, pare essere bloccato dinnanzi al mare sterminato della presunzione egocentrica. Dalla sua ha bagagli e Popoli e Storia e Arte, da preservare; ma il nulla lo bracca, l’ignoranza di ritorno lo insegue, e la Speranza di un nuovo Rinascimento è flebile, apparentemente ignorata, perduta.
Dio, a troppi, pare morto.
Tutto sembra perduto.
Eppure… 

Eppure se facessimo come gli Ebrei, tornando sui loro stessi passi, con coraggio, sfiorando persino lo scontro fatale con gli inseguitori per raggiungere il luogo necessario, istruiti nell’animo da Dio, ritroveremmo la via della Salvezza, del Futuro, della condivisione, anziché quella egoista e distruttiva dei personalismi. 

Sono bloccato a Firenze solo con il corpo; l’Anima, lo Spirito sono leggiadri nello spaziare altrove, e questo mi fa un Uomo Libero. 

Già, proprio Libero. E nonostante il pesante bagaglio corporeo in cui sarò imprigionato sino alla morte, prova necessaria, oltre il deserto dell’ indifferenza e del lassismo: attualissimi inganni satanici, che illudono che questo deserto tragico e drammatico su cui si svolge la Vita terrena moderna, sia l’unica breve parentesi esistenziale possibile. 

Io d’altronde ho scelto, e da tempo, Raffaello. 

Tutto, a volerlo finalmente capire, ci dice infatti, che la bugia enorme, in cui ci rifugiamo con la scusa caravaggésca dell’impossibilità di cambiare il mondo, da soli, è una colossale cretinata. 

Basta una libreria, a smentirla. 

Ognuno degli autori che ho sulle terrazze cartacee del condominio artistico dentro la parete più amata della casa, ha contribuito, e contribuisce, a cambiare costantemente il mondo globale, rivoluzionandolo più volte al giorno. 

L’Arte, la Letteratura e l’ Amore cercato nella Fede Cattolica, se utilizzati abilmente insieme, possono aprire varchi invincibili in questa palude storica di nullità allo sbaraglio, che trasforma una pozzanghera in mare, non sapendo vedere oltre il proprio naso. 

Ognuno di noi infatti, può realmente cambiare il mondo più volte al secondo. Basta abbandonare la tetra ignoranza, in cui ci annoiamo per evitare di inseguire curiosità nuove. 

La palude che diverrà, secoli dopo, Firenze, non fermò Annibale; né mai, vi riuscirono gli antichi Romani.

Ed egli difatti morì in Persia, ben lontano, dalla disfatta di Cartagine: seppe cioè sognare oltre l’ego errato della conquista.

Un uomo libero muore da uomo libero.

Per riuscire in questo, cercò in se stesso il cambiamento.

Ma egli morì in battaglia! mi direte; certo, ma per scelta differente da quella della spedizione italica: aveva trovato la sua terra promessa, nel servire altre cause, lontano da una Patria che battagliando sempre e solo con Roma, gli stava ormai stretta.

E la Storia infatti, lo celebra invincibile: nell’Arte, nei Libri, persino nel terreno che ho acquistato sul Trasimeno e che, pare, essere il luogo esatto del suo accampamento, prima della battaglia Gallo-Cartaginese, vittoriosa contro i Romani di Flaminio. 

Ognuno di noi dunque ha il dovere, prima che il diritto, di essere Cambiamento. 

Cito Alessandro il Grande: ” A mia Madre devo la Vita, a mio Padre una vita che valga la pena di essere vissuta. “. 

Alla Vergine Maria dobbiamo la Pazienza Divina, quindi la possibilità di ri-nascere dagli errori, ma a Dio dobbiamo che questa parentesi temprante, ci porti laddove, oltre il nostro corpo, sarà valsa la pena giungere: nella Terra Promessa dell’Eternità.

Tra Bellezza, Armonia e Serenità eterne;
quelle stesse, che l’orfano Raffaello scelse per trasformare la propria Vita terrena in quella di un vero e proprio dio mortale, onorando il dono ricevuto della propria Esistenza e cambiando il mondo. 

Per sempre. 

GiorgioFossati. 

In evidenza

Aborto, Eutanasia: The Life is Game Over.

Basilicata. Italia.

Non a caso. 

Il Vangelo secondo Matteo di quel “Buonarroti novecentesco” di Pasolini, e The Passion of Christ di Mel Gibson, che tra l’altro ho potuto conoscere personalmente sul set, durante le ricognizioni prima delle riprese a Matera, sono solo due dei grandi film fuoriusciti da una terra che è il riassunto di tutti gli habitat umani; quasi fosse, la Basilicata, una sorta di contenitore, una pisside cioè, in cui materia e Spirito si incontrano in attesa di nutrire di Fede Cattolica il viaggiatore che la attraversa. 

Recentemente si è pure scoperto che vi fu una forte presenza di Templari in questa terra di presepi arroccati tra Dolomiti Lucane e murgia, tanto cari a Federico II, che qui, in quel di Melfi, redasse la prima forma di Costituzione Statale del mondo, avviando di fatto, il Medioevo. 

L’oblio di dimenticanza che la Basilicata ha subito nei secoli, nonostante il suo nome significhi letteralmente “terra del governatore” , è molto simile a quello che i Tabernacoli delle nostre Chiese, han vissuto dal dopoguerra ad oggi: dimenticati, ignorati in un analfabetismo di ritorno causato anche dal troppo benessere. 

Eppure nelle sue viscere, abbiamo acqua e fuoco, segni dello Spirito Santo, e tutta la violenta potenza che scaturisce dal vulcano sopito cioè non spento, il Vulture, a nord proprio di Potenza, il suo capoluogo. 

In quelle stesse viscere addormentate, passano acqua e lava, sui pendii raffreddati crescono olivi dall’olio ( altro simbolo Cresimale della Terza Persona Trinitaria ) differente, raro, e persino migliore di quello siculo o amiatino in Toscana, come dimostra da anni la Platinium Medal (europea), che questa regione si porta a casa a mani basse dal 2009, oltreché vitigni con ricchissimi frutti di Aglianico, il vitigno più antico del mondo decantato in cantine laviche di una suggestione unica. 

Basilicata. Italia.

Non a caso. 

E risalendo dalla costa Jonica di Metapontum, città di Pitagora, dentro la desertica val d’Agri, sino alla perla marinara della Basilicata Tirrenica, Maratea, tra cieli alti e silenzi infiniti quanto gli orizzonti intorno, marcatamente gialli, in terra, ed azzurri in cielo che meditando Sant’Agostino ne “Discorsi”, la spiritualità sale a bordo dalla srotolata striscia di asfalto rovente che passa sotto l’autobus di linea che ospita il mio viaggio solitario. 

Templare qui lo si diventa per forza: il tuo corpo percepisce di essere, ben più che altrove, Tabernacolo di Dio, cioè custode vivo, di quell’ Eucarestia consumata ed incarnatasi, tra corpo ed Anima nella S. Messa festiva di stamane a Santa Maria de Idris, tufacea ed ipogea chiesa cattolica Materana. 

Vi è una forza smisurata palese che ti sovrasta delicatamente e pulsa in questa parte d’Italia così diversa, unica, ed energetica. 

Un magnetismo Sepolcreo che pare simile a quello recepito nella roccia liberata nel 2019 dal marmo medievale, nella Tomba di Gerusalemme, dove Cristo, dalle viscere terrestri, risorse a Vita Eterna. 

Sappiamo da cattolici, nel privilegio unico e certo della Resurrezione, che un giorno il nostro Corpo ci verrà ridato dal Creatore, per sempre, indipendentemente dal fatto di essere divenuto polvere col Tempo. 

Risorgere difatti, non è reincarnarsi, ma ritornare ad essere viventi esattamente in quel guscio di carne che proprio da vivi ci custodiva in quanto Anime. 

Per far ciò la carne che ci ospita, in quanto Spiriti – deve – cucirsi al nostro status di Anime, attraverso il nutrimento dell’Eucaristia, consumata durante questa Vita, nella provata e temprante sofferenza terrestre che Dio ci ha donato attraverso il dono della nostra nascita. 

Il grave peccato egocentrico dell’ aborto perciò, toglie ad un’Anima, la Vita e la Comunione Eucaristica e salvifica con Cristo, che Dio ha deciso di concederle attraverso un altro Essere Umano.

L’eutanasia fa pure peggio: interrompe la Croce Salvifica che un’Anima, attraverso il proprio corpo inchiodato alla paralisi, è chiamata da Dio a vivere sino in fondo (nella condivisa Passione con Cristo), per salvare e purificare attraverso la propria sofferenza, parte del Popolo di Dio. 

La purezza necessaria a poter stare per sempre con  i Santi ed i Giusti si tempra col sacrificio dunque, non con la felicità materialista fine a se stessa, e da raggiungere ad ogni costo in terra, come il maligno tende continuamente a suggerirci per evitarci la Salvezza in Cristo. 

Non ce l’avrebbe concessa da subito Dio, la felicità assoluta e terrena, se la Vita che Egli ci ha donato quaggiù, inserendoci in un corpo di mera carne, fosse stata fine a se stessa? 

L’Ultima Cena Leonardesca, a Milano che ho visitato tempo fa, è illuminante in questo: proprio nel giovanissimo ed addormentato san Giovanni Evangelista, che “impedito dalla paralisi del sonno”, si perde il momento del tradimento di Giuda e le reazioni di giudizio degli anziani apostoli sconvolti, trovo un appiglio alla meditazione su questa pericolosa pratica suicida che il Governo, finirà prima o poi per vagliare, anch’essa, come lecita. 

Giovanni nel Cenacolo viene rappresentato distaccato, seppur nella scena, sia a tavola, il più vicino a Cristo; separato dallo stesso spazio insanabile tra Uomo e Creatore, che Michelangelo dipinge nella Creazione di Adamo in Sistina a Roma. 

È una separazione che lo elude dalla scena, che disagia chi la osserva: Cristo risulta ancora più abbandonato al proprio destino, se colui che era solito avere un contatto fisico proprio col petto di Gesù, si addormenta distaccato dal Suo Cuore, proprio nell’ora più importante! Allo stesso modo Giovanni evangelista è altrettanto fuori dal contesto: lui dorme mentre gli altri apostoli sono in subbuglio per gli accadimenti in atto.

Eppure l’abitudine dell’Apostolo più amato, di poggiare il capo ed il riposo sul petto di Gesù, e quindi in repentina vicinanza al Cuore di Cristo, fa intuire quanto questo impedimento alla quotidianità, sia in quella circostanza voluto da Dio. 

Sia cioè proprio ciò che Dio in realtà chiede, diversamente dal solito, a Giovanni evangelista, per poterlo trasformare, ( risarcendolo della paralisi dormiente, staccata dagli accadimenti della vita durante i salienti momenti in cui Gesù si svela come Dio agli altri ), in privilegiato e ridondante suono nostalgico e veritiero del Cuore di Dio, attraverso la stesura dell’ultimo e più esaustivo dei Vangeli. 

Così è anche per chi, nella propria paralisi fisica, è chiamato a testimoniare quotidianamente Gesù, mostrandoci il proprio Calvario, la Croce condivisa, della paralisi come pure di un Handicap fisico, sino alla morte, che solo Dio ha il diritto di imporre, pur dando a noi, per Amore, il libero arbitrio della scelta tra Vivere e morire. 

Ne “Discorsi”, Sant’Agostino, si impedisce di spiegarci lo Spirito Santo e la Sua azione nelle cose dell’uomo, cosa che invece diviene squarcio improvviso ed illuminante, quasi Shakespearianamente, in san Basilio nel suo Trattato sullo Spirito Santo (..) “uno solo è il Principio degli esseri, che opera mediante il Figlio e perfeziona nello Spirito (…)”.

L’eutanasia è un suicidio, un attacco allo Spirito Santo, equivale allo scendere dalla croce del Golgota, lasciandola vuota, senza un senso compiuto, pur avendola ricevuta per viverla da prescelti, da esempi di Speranza in quanto strumento di Salvezza per chi, abile, è lontano da Dio. L’eutanasia è scegliere di abbandonare la Speranza, la Fiducia nella Carità, e quindi la Fede, e di conseguenza, Dio.

Pensate se Cristo ( che non a caso si è fatto uomo come noi ), fosse sceso da quella Croce, che ne sarebbe stato dell’Umanità?

Il ladrone buono, inchiodato con Dio sulla Croce, non insulta Cristo, non Gli chiede di toglierlo dalla Croce, e neppure cerca di stargli lontano, ma piuttosto implora di vivere dopo il supplizio del Golgota, con Egli, sempre che Dio lo desideri.

E Gesù, difatti, non solo lo desidera, ma lo accoglie immediatamente tra i Santi.

Ambrogio Fogar, esploratore del XX° secolo, si ritrovó paralizzato dopo aver girato il mondo in lungo ed in largo. Ebbene egli non rifiutò la vita, piuttosto se ne innamorò ancora di più: facendosi persino cavia per aiutare la medicina a progredire nelle cure a coloro che si fossero trovati, in futuro nella sua condizione: ma soprattutto fu motivatore di sportivi e politici, come pure di uomini comuni che lo andavano a trovare.

Soleva dire che in quella stanza di ospedale, non vedeva i muri od il soffitto, come sbarre di una prigione, egli vedeva grandi finestre in cui ammirare e meditare le cascate di Iguassu, o i ghiacci dell’Artide, le rive del Gange, o il deserto del Mali: le alte onde nere a sud dell’Australia lo accompagnavano nell’ attraversare la notte con le Parole del Cristo come il vento accompagna la barca dalla poppa.

Egli fu UOMO COMPLETO, è mancato qualche anno fa per cause naturali, e riposa certamente Vivente, fra i Giusti.

Fogar, pregava e lodava Dio per tutto ciò che aveva ricevuto in Vita, anche e soprattutto per quell’ ennesimo viaggio, in se stessi, che la paralisi lo obbligava a fare.

La paralisi totale era per Egli, solo l’ennesima, durissima, ma affascinante esplorazione di un mondo nuovo: non poteva tirarsi indietro, raccontava, “…la mia preziosissima unica vita, ne uscirebbe incompleta”.

Egli tra i dolori ed il donarsi agli altri fu un esempio assoluto di come vivere sempre e comunque la Vita.

” L’eutanasia, – disse, – è scappare dalla Croce, rifiutare Dio;
rinunziando a ciò che nel dopo, Egli ci ha promesso di donare in modo speciale ed incalcolabile, a chi chiamato nella Tragedia, accetta di condividere il Golgota accanto a Suo Figlio, Gesù Cristo. “.

“… Le generazioni dopo il 1968 sono fragili, perché rifiutano l’impegno temprante che la Fede impone.
E di conseguenza senza Speranza Cristiana, si viaggia a vista, impauriti e disorientati. Sprecando la propria vita in errori macroscopici.
Dio è un impegno grande, a volte fastidioso non lo nego, e non sempre accettabile nell’immediato. Ma non vi sono alternative ad Egli.
La Felicità non si compra nelle cose terrene, ma la si guadagna con il giusto sacrificio.
Ogni scommessa non giocata è persa in partenza, ogni sfida evitata diverrà un rimorso. in questo caso eterno.
La Vita non è un diritto, ma un dono che dà il dovere di vivere appieno ogni cosa, soprattutto i gradini, spesso durissimi al limite dell’impossibile, della sofferenza.
Avete mai fatto forse una scala senza fatica? No. Eppure una volta in cima non vi siete forse sentiti meglio di quando siete partiti?
Il dono della Felicità è la Serenità.
Una valore assai più importante della salute.
Io la ricerco ogni giorno.
È la mia medaglia quotidiana, lo scopo ultimo e più importante della mia Vita. “.

L’aborto volontario è allo stesso modo, troncare il dono della Vita che Dio concede, ad un’ Anima. L’aborto è allontanare la Volontà di Dio, mancandoGli di rispetto, fiducia, ed impedendo ad una Vita di diventare piena, magari un giorno persino Cristiana.
La Libertà di esistere viene meno con l’aborto. Con gli attuali 60 milioni di bambini uccisi all’anno, l’aborto diviene la prima causa di omicidio nel mondo: esso è una bestemmia diretta allo Spirito Santo.

Solo un mondo palesemente in delirio di ego, e quindi con un analfabetismo di ritorno, anche morale, dettato dal troppo materialismo che lo circonda e che finisce con lo scalzare Dio dal podio utile a farci vincere la partita quotidiana della Vita, può giungere a praticare un tale abominio.

Non c’è peggiore abitudine, del perdere l’abitudine alla vittoria. Accontentandosi, di sè, senza Fede, fiducia e coraggio, infatti si diventa perdenti abitudinari. E schiavi del nulla. Questo è in sostanza l’aborto.

E la colpa è di tutti: una Società egocentrica non dà sicurezze a chi si trova, come novella Maria, a gestire una cosa immensa come il dover mettere al mondo un figlio, nutrirlo, farlo crescere, educarlo.

Dove sono dunque i battezzati Cattolici oggi? Dove teniamo imprigionato lo Spirito Santo ricevuto coi Sacramenti? Nelle prigioni dell’Ego: io, io, io; sempre e solo io. Perché siamo diventati marcio e subdolo, io? Non certo perché siamo gente serena o felice, direi.

Proprio nel contrario esatto di Aborto ed Eutanasia invece, si completa ciò che Giovanni ( il cui nome pare proprio indicarcelo come “Giovane in eterno” ), nel suo riposo distaccato dal suo amato Cristo durante l’Ultima Cena, ci fa intuire: risorgeremo davvero, se meritevoli, alla Fine dei Tempi e rientrando in possesso fisicamente del nostro corpo purificato ” anche e soprattutto se sofferenti; come pure degli attimi perduti ed impediti e sofferti da paralizzati, da crocifissi, avremo da Dio, ricompensa ( non quantificabile ), in Cielo se li avremo vissuti da Cristiani ( san Paolo ). 

Ci trasleremo da quell’ attesa Spirituale, in cui giaceremo nel Purgatorio prima ed in Paradiso poi, dentro il nostro piccolo corpo terreno come, in una rinnovata Creazione in cui tutti mostreremo un’età sola: magari quella che avemmo a 33 anni. Senza soffrire, né morire più.

Come fu per Cristo. 

E quanto la mia Caterina da Siena, mi sovviene in aiuto in questo “Eureka!” pitagorico, sospeso sul viaggio in corso nel cuore mistico della Basilicata: ella visse non oltre i 33 anni di Gesù, servendo sempre la Vita, e venne chiamata ad Egli, sposa eterna del Figlio di Dio, perché la viltà del tempo, non potesse intaccarne la bellezza interiore ed esteriore, oltre quell’età in cui Cristo si sveló a noi tutti, come Redentore; che è probabilmente anche l’ età che Dio restituirà a ciascuno dei nostri corpi, quando alla fine dei tempi, aprirà l’Eternità completa ed infinita per ognuno di noi. 

Chi di noi, infatti, nel giungere a questa precisa età, non è stato sondato di domande nella coscienza, in un richiamo profondo e non consono al solito trascorrere degli anni, intuendo l’importanza del proprio trentatreesimo anno? 

E questa terra di Templari che passa veloce sotto il mio sedile di viaggiatore, e mi scorre ormai anche nelle vene e nell’anima, si svela il Graal ed il Suo mistero di Eternità introvabile senza un luogo fisico che non sia anche Temporale: il nostro corpo, Suo tabernacolo, per la nostra Anima. 

Ah, Basilicata! ( Italia )

Terra del Governatore…( Basilìkos) 

… Non a caso. 

GiorgioFossati 

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LA CREAZIONE DI ADAMO, TRA SCILLA E CARIDDI: parafrasi del futuro del mondo.

Michelangelo poté dipingere per primo il volto altresì proibito di Dio, perché Dio era già stato ben “delineato” da Dante, circa 200 anni prima, nella “Commedia” che la Chiesa avrebbe poi definito “Divina”.

Ma oggi, noi incatenati nel girone “Halloween” , dentro una satanica e squallida tristezza chiamata “festa” per noia da ignoranti, non conoscendo la goduria che emana la vera bellezza, e preferendo celebrare il brutto al bello, ( cioè il peggio piuttosto che “quel meglio” tanto inseguito dai nostri Padri, che, una volta appreso, anche se analfabeti, si tramandavano a memoria), abbiamo dimenticato il volto di Dio!

Siamo infatti retrocessi a tal punto, nell’involuzione umana, da finire con lo scherzare con la Morte, deridendo la sua preziosa drammaticità per esorcizzarne la paura, in un atteggiamento da veri barbari, anzi da trogloditi moderni, quando non da bestemmiatori senza Fede.

Ed è la superficialità di un mondo delirante che dimentica di festeggiare i Santi, per correre dietro a quel Dantesco “Pape Satàn aleppe ! ” ( cioè “Satana purtroppo ahimè! ” ndr. ) di Sisifo, che mette a nudo le nostre miserie di vuoti ed egocentrici omucoli tecnologici, dal nulla in zucca.

Al pari del dannato erculeo e Dantesco Sisifo, celebriamo satana, spostando i giorni avanti e dietro come enormi massi da portarsi appresso o da eliminare, in base a piacere o dolore provati.

Diventando così, esempio inutile al Prossimo, perché dimentichi dell’ambiente e della Cultura che ci ha portati da Ulisse, sino alle soglie di un Viaggio su Marte: quel cercare un contatto con Dio, anziché con un presunto, quanto inutile, extraterrestre.

E l’uomo moderno, non guardando a Dio Creatore, non pensando seriamente al domani del Prossimo, ma solo al domani del portafogli, e ai suoi bisogni immediati, è finito nel patetico dialogare con il proprio accondiscendente ego.

La Cappella Sistina a Roma, mostra che un tempo, eravamo un’ Umanità assai differente da quella odierna: nella sua Creazione michelangiolesca, il soffitto più bello del mondo richiama addirittura Cariddi e Scilla: il tratto di mare descritto da Omero, poi ripreso da Dante proprio nel Canto che si rifà a Sisifo.

È in quello spazio etereo straordinario e inviolabile che separa gli uomini che cercano Dio, dal loro Creatore, quanto la Trinacria dal Continente, che l’uomo deve tornare a posizionarsi. Imparando che navigare la Vita per il sacrificio verso il Prossimo è il solo pane utile per un domani davvero migliore per tutti.

Perché se è vero che siamo da sempre tutti in viaggio sulla barca di Ulisse, allora dobbiamo tutti remare seriamente contro le correnti della vita moderna, che vogliono prima distruggere la sicura barca della Fede, e poi farci inghiottire dall’ego, incatenandoci alla pena eterna dei fondali infernali, per aver rifiutato Cristo nel Prossimo.

Siamo dunque vivi e pronti a combattere per Dio in questa battaglia che ci separa da Egli, come se galleggiassimo nelle correnti tra Trinacria e Costa Calabra, o ci lasceremo sopraffare da Scilla e Cariddi nel passaggio della Vita, che è prima di tutto ricerca di Dio?

Ebbene mentre navigo a vista, dentro questo affresco romano sospeso sopra la mia testa, mi impongo di non cedere alle Sirene dell’immoralità dilagante, dell’odio che produce l’ignoranza che mi attende là fuori.

I No-vax, i No-tav, i No-pass, ecc.. No. No. No. No. Sempre No.
Sembra di stare all’asilo anziché tra adulti seri e fiduciosi del proprio progresso concesso da Dio attraverso Fede Cristiana ed intelletto.

Eppure la Vita è solo ( e da sempre ) un semplice, Si.
La risposta al dono più grande che esista, è racchiusa nello stesso suono di una bellissima nota musicale dirompente: la più alta, cioè quella più vicina a Dio.


Quella da cui è precipitato Lucifero, per troppo ego, finendo per negarsi Dio, il Suo Amore e tutta la Serenità che ne consegue.

Siam messi male…va detto. E va detto forte.

Dio infatti non ci chiede la parafrasi di un ponte spirituale straordinario, che ci permetta di unire la distanza che separa idealmente la terra vulcanica e Creatrice, dal nostro BelPaese ( tra l’altro non a caso a forma di uno Stivale, visto il viaggio che aspetta un mondo che guarderà sempre di più a Roma e a Pietro come esempio di Amore verso Dio ed il Prossimo ).

Il Creatore non esige che annulliamo quello spazio etereo che separa l’uomo da Dio ( ciò sarebbe un sacrilegio, come la pretesa di Adamo di mettersi al pari di Dio )!

Dio ci chiede piuttosto di svolgere il compito ricevuto nella Creazione: navigare Lo Stretto (tempo necessario della vita terrena) per giungere incolumi ad Egli, fortificati dai pericoli superati e purificati dalla costanza di Amare i nostri compagni di viaggio, come Egli ci ama, attraverso le fatiche in cui ci sorregge.

Mi sovviene che nel dicembre 1908, dinnanzi a Messina e Reggio Calabria rase al suolo, un Quasimodo di appena 7 anni scrisse al padre: “Il terremoto ribolle da due giorni, è dicembre d’uragani e mare avvelenato”.

Ebbene il suo, non fu solo un descrivere al babbo le 120mila vite che in appena 37 secondi, alle 5 del mattino di quel giorno, scomparvero dal pianeta; fu piuttosto ribadire al mondo, Cristo, e l’invincibile Amore Suo verso la Vita, attraverso il linguaggio della bellezza: la Poesia, vero Esperanto di Dio.

E ciò gli riuscì per due motivi:

primo, perché era un bambino, e Cristo ama e difende ed utilizza l’innocenza dei bimbi contro la bruttezza che satana scatena sul mondo per distruggere la Fede degli uomini.


Secondo, perché Cristo abita i cuori più puri, e a tanta crudeltà, risponde attraverso un bimbo, con una Presenza che scaturisce, non da un eclatante gesto Hollywoodiano che fermi un evento atroce, ma da un sussurro d’Amore che come a Betlemme, attraversi le tragiche età della Storia, dentro una carezza consolatoria; in una Speranza utilmente salvifica per chi sopravvive, e per chi verrà dopo, cosicché il Prossimo non viva invano, il sacrificio di chi l’ha preceduto, ma anzi creda.

Quel potente ed improvviso passaggio di Dio nel suo corpicino di sopravvissuto, lasciò inoltre al piccolo Salvatore, scaglie meravigliose di quel Linguaggio Divino ( la Poesia appunto) sopra il quale ricostruire la propria e l’altrui Vita, ché la bellezza consolatrice, arrivasse successivamente anche a tutti i posteri, attraversando La Storia e certificando Dio in Essa.

Dunque se Dio ha vinto ancora, e il terremoto malefico è stato convertito a strumento di Egli perché Cristo possa manifestarsi ancora una volta accanto all’uomo, ricostruendoci migliori, come non intendere che a Messina, persino la “Resurrezione di Lazzaro” di un Caravaggio poco conosciuto ( in cui Lazzaro sembra percorso e scosso dall’energia rilasciata dal dito di Cristo), fu preveggenza del Merisi, dettata da Dio, in attesa di quel drammatico 28 dicembre 1908?

Forse persino le polveri vulcaniche e le bombe d’acqua Siciliane di questi giorni, ricadono sopra il delirio di questa pompei globale raccolta al G20 di Roma, a monito nostro!

In fondo anche allora ci furono terremoti inascoltati, provenienti da un monte che non era un monte, ma un’ecatombe pronta ad esplodere…Intelligenti pauca: Fatima, 3 gennaio 1944 ore 16,00. Lectio dócet.

Informarsi prego.

Click.

GiorgioFossati

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“MADE in WORLD” : il brand del futuro

In un mondo che mai come prima, sta cambiando profondamente, grazie alla “goccia” della Pandemia che ha fatto traboccare il classico vaso, possiamo intuire che in ogni ambito, tutto si muove inarrestabilmente verso una consapevole sostenibilità delle cose e della vita: armonia con il contesto e obbiettivi personali stanno cercando un contatto che sia armonioso per entrambi.
Se ad esempio internet, nella recente ed oramai decadente sua preistoria, ha permesso a tutti di creare notizie, di “costruire” nelle coscienze spazi fuoriluogo ad idee strampalate, come le fake news, al pari di certi quartieri residenziali sfascia paesaggio che negli anni addietro, dal dopoguerra a ieri hanno deturpato certi angoli belli del pianeta, da un altro canto ha obbligato le nuove generazioni, a mettere ordine e Verità, cioè armonia, per ogni cosa che debba essere prodotta: articoli, prodotti, automobili, costruzioni ecc.. Perfino Fotografia; immagini cioè, che meritino di essere scattate meglio, anche da chiunque, perché siano degne del mondo che le accoglie.
Stile significa maturità, non caos; cioè armonia.

Lo so, siamo allo stato embrionale di tutto questo, eppure, l’esigenza di voler migliorare il nostro habitat planetario, attingendo dal bello del passato, creando cose nuove ma armoniose col contesto vivente di contorno, persino in ambito medicale o in quello linguistico ( le parole come le pietre, sono vive, e seguono l’Uomo ovunque si sposti o cambi ndr. ), mostra la tendenza degli Esseri Umani a mettere finalmente ordine al proprio esistere, dando degli input alle generazioni successive sul chi-dove-come-quando-perché si debba dare rispetto ( e quindi risposte ) alla Vita e all’ambiente da modificare per poterci vivere meglio.

Tutto ciò che l’uomo produce, idee e pensieri opere e persino risate, o pianti, gioie e dolori compresi, infatti vanno ad occupare un posto fisico nell’ambiente, ripercuotendosi su chi ci circonda e sulle generazioni successive.

Sta a noi, finalmente sensibilizzati, decidere se lasciare scarti inutili del nostro agire od opere che ispirino il futuro, indipendentemente dal fatto che esse siano fisiche, rimangano materialmente presenti, o semplicemente ricordate come linee guida dettate da materialità, scritti, immagini od idee.

Questa consapevolezza del nostro io, un tempo fu solo dei grandi artisti ed inventori, fu di architetti e navigatori, mentre oggi è finalmente insita dentro ciascuno e matura nelle regole comuni, utili cioè a creare un mondo nuovo, armonioso e coerente con il concetto esclusivo che rappresenta il nostro pianeta nel cosmo.

Una sorta di “Made in World” agli albori, che sta diventando brand, e quindi stile, e dunque regola da mostrare all’acquirente che abbiamo tutti già dinnanzi, e che risponde al nome di “Futuro”.

Tutto questo porterà a quei “Mille anni di pace” ( cioè intesa comune ) che a Fatima, Maria ha annunciato, e che precedono l’Armageddon de l’Apocalisse di Giovanni, col delirio umano di appropriarsi del nome di Dio ?

Ai posteri la sentenza.

GiorgioFossati

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Rotta per Casa di Dio.

Si parla molto del modo in cui ci si muoverà in città tra 50 anni e si mettono a punto sistemi sempre più razionali di navigazione per esempio con le mappe di Google.

Ma le persone non vogliono percepire il posto in cui vivono in modo astratto: vogliono che ci sia qualcosa di fisico tangibile perché fa parte della loro identità.

I numeri civici e i nomi delle strade non scompariranno mai del tutto: il mondo moderno ruota intorno al fatto di potersi identificare in qualcosa; il tuo indirizzo dice qualcosa di te e ti dà accesso a una serie di garanzie: puoi richiedere un passaporto, puoi sposarti, poi votare…

E queste sono solo alcune, delle cose che un senzatetto non può avere, non avendo un indirizzo che lo rappresenti, localizzandone l’esistenza nella comunità in cui vive.

Deidre Mask, si esprime così ne La Lettura, inserto domenicale, puntualmente imperdibile, del Corriere della Sera.

Ma un indirizzo è anche un atto di giustizia e di civiltà: Alessandro Magno lo aveva capito nel fondare al-ʾIskandarīyah, Alessandria d’Egitto, prima tra le città omonime ad avere strade e vie con una nomenclatura identificativa.

I popoli antichi e arabi, non hanno invece mai compreso a fondo la connessione tra progresso e odonomastica, se non in epoche recenti, e comunque a tutt’oggi non dappertutto;

ma gli antichi Romani, si.

E la differenza sul piano evolutivo, tra Roma e le altre civiltà, è stato, ed è, enorme.

Roma infatti, divenne ciò che sappiamo anche grazie ad una coerente conformità urbanistica propria e nelle città conquistate o fondate ex-novo: i cittadini si riconoscevano tra loro attraverso i nomi definiti ( e spesso ancora oggi definitivi ) di quartieri e vie, andandone orgogliosi.

Zone anonime di colpo diventarono, e vennero vissute e percepite, come piccole “città nelle città”, come comunità coese, perché censite e ben contrassegnate dall’odonomastica.

E sempre Roma, esportò questo fondamentale strumento utile al senso di appartenenza ( peraltro accessibile a tutti, indipendentemente dalla posizione sociale ), sino in Cina, attraverso la primordiale “Via della Seta” che secoli e secoli dopo, il mercante Marco Polo percorse, trovando fama e ritorno, proprio grazie al nome che questa striscia viaria avea ben marcato, pur attraversando mondi senza nome.

L’uomo cristiano rinascimentale, nella metà del secondo millennio, ha presentato al mondo il modello di Città Ideale: un posto schematicamente odonomastico, indirizzante l’anima verso la logica di un vivere in armonia ordinata e coerente con paesaggio e spazi che Dio le aveva dato.

Un concetto basato sulla Genesi biblica, dove Dio permette all’uomo di dare nome ed ordine e dominio definitivo su tutte le cose, purché rispetti le regole Divine, stabilizzanti l’ego.

Un ordine spaziale, quello rinascimentale che troviamo come un eco flebile, ma ancora udibile, nei centri storici più intatti allo scorrere del tempo, e pure nei viali dei grandi giardini pubblici delle metropoli del pianeta.

L’Uomo moderno dunque non ha abdicato l’idea rinascimentale, ma anzi l’ha elaborata.
E la più strabiliante tra le le metropoli costruite nel XX° Secolo, figlia di questo concetto armonico-spaziale è Brasilia: vera erede del celeberrimo dipinto attribuito a Leon Battista Alberti.

Progettata ex novo con gli stessi concetti rinascimentali di cui sopra, oggi è in parte deturpata dall’espansione urbanistica che ne ha modificato forma e funzionalità, per contravvenire ai bisogni, mutanti, del mondo attuale, caotico e disordinato.

Il progetto risulta comunque in buona salute ( visibile e soprattutto integralmente vivibile ), tant’è che dentro Brasilia, rimangono immutati il concetto ed il fascino dell’idea pura di un mondo non solo pratico, ma anche umanamente ordinato, ed armonico; essa è la Capitale di un mondo filosofico, che combatte il delirio della praticità materialista senza controllo, attraverso la pazienza del vivere dentro una forma armonica identificativa ( nel caso di Brasilia, un grande uccello ).

Si dirà che quest’ultima sia un freno, nella sua viaria schematica, alla velocità con cui oramai si muove il mondo del Terzo Millennio.
Eppure è proprio la pazienza che occorre per attraversarla, che permette all’uomo di trovare soluzioni, nella meditazione temporale occorrente al vivere la vita.

Non a caso la si è scelta per ospitare tutti i ministeri del governo brasiliano.

E Brasilia oggi ha un compito umanistico ed ecologico non indifferente: Capitale di un Paese che si trova a combattere la desertificazione della Foresta Amazzonica, la cui bellezza utile è un faro guida perché l’evoluzione dell’uomo dialoghi con il Creato ancora a lungo ed in modo sempre più stretto ed armonico.

In fondo fu volontà Divina il darci un luogo, un indirizzo ben preciso, dell’ Amore di Cristo nello spazio cosmico: il pianeta su cui viviamo.
La Terra, nel Cosmo infinito, è “il luogo della Vita” .

Alla stessa maniera, ad avere indirizzi precisi ed insostituibili è oggi il World Wide Web, che funziona grazie ad una precisa identificativa numerica, ma ha successo solo grazie ad un precisa nomenclatura di appartenenza.

E lo stesso vale per un progetto lavorativo, universitario o semplicemente sportivo, ma persino ludico: reale o virtuale quale esso sia.
Ci deve essere un indirizzo che unifichi armonicamente gli interessati allo scopo od all’evento.

Anche una fotografia funziona esclusivamente se è indirizzata a far ottenere una precisa identificazione di un qualsiasi soggetto od oggetto ritratto in modo armonico.

E pure la preghiera cattolica, ristoro dell’uomo saggio, perché funzionale al benessere psichico e quindi corporale, indirizza a Cristo, attraverso i sacramenti, che sono strumenti di viaggio per l’animo umano.

Persino tra un figlio legittimo ed uno adottato, è quest’ultimo che sente un bisogno feroce di scoprire “l’indirizzo sanguineo” delle proprie origini, altresì galleggerà sempre tra paure ed insicurezze, con relative depressioni.

La mancanza di Cultura e Conoscenza sincera della propria Storia, quali indirizzi fondamentali all’Uomo moderno, fa oscillare pericolosamente il mondo tra presunzione, violenza e perdizione, nonostante, rispetto al passato, abbia mezzi potentissimi per vivere dialogando: limitare una qualsiasi forma di linguaggio è limitare il nostro mondo.

Il disinteresse verso le proprie origini storiche è un pericolosissimo viaggio senza meta, né mappa, e senza alcun indirizzo quale punto di arrivo, per qualsiasi comunità che voglia sentirsi viva e dunque popolo.

Persino nella sessualità e nell’atto sessuale, lo scopo è trovare l’indirizzo della propria identità: “procurandosi” un figlio ovviamente, ma anche, semplicemente nel sentirsi parte necessaria ed importante, del partner, attraverso la soddisfazione di aver concesso se stessi e all’altro, in un posto interiore, dentro un indirizzo intimo cioè, in cui ritrovarsi attraverso il proprio e l’altrui corpo.

Cosa sia allora un indirizzo, e quale la sua valenza, è presto spiegato:

L’uomo da sempre si perde, per ritrovarsi; esattamente come il seme, che muore per rinascere: tutta la vita conosciuta, e di conseguenza la filosofia umana, nonché la Bibbia, si basano su questo concetto, su questo indirizzo preciso, oggi pericolosamente osteggiato, quando addirittura volutamente dimenticato.

E alla domanda del come ci si possa ritrovare indirizzandosi verso la serenità, che è fondamento della felicità, e di conseguenza, armonizzarsi col Creato, traendone beneficio, la risposta è solo Cristo.

Egli è indirizzo certo: esempio, forma, laboratorio di sincera armonia: Verità di ( e per ) ogni cosa vivente e non.

Attraverso Egli, possiamo davvero esplorare mondi nuovi, tornando al nostro migliorati, e trovare quello specchio di eternità che ci faccia sentire vivi, localizzabili in eterno, all’interno della nostra anima, ben indirizzata alla soddisfazione a 360° perché arricchita di conoscenza della bellezza, nella serenità infinita.

L’Uomo in fondo, da subito, giunto nel mondo, ha cercato l’indirizzo di casa di Dio.

Cristo, una volta che l’Umanità è divenuta storicamente pronta ad accoglierlo, lo ha fornito di persona, dandole le coordinate per giungervi: Egli è la sola Via e la sola Verità in cui ritrovare la strada di casa.

Il mondo moderno che ne è scaturito, è giunto adesso ad un punto in cui può contare sulla consapevolezza dell’esistenza di Dio, intravedendone chiaramente la dimora nella Logica Cristiana, pur avendo la libertà di scegliere se raggiungerla o vivere, male, a distanza, e per nulla.

Perché è questo negarci Cristo, il malessere, insanato, che ci portiamo dentro sin dalla nascita, essendo lo scopo dell’esistenza raggiungere l’indirizzo della felicità eterna, che è Cristo.

Questo dolore continuo ed insanabile da ogni tipo di effimera materialità, è nostra assenza ad un indirizzo preciso, che ci appartiene e risponde a quello di esseri completi, Divini, donatoci da Gesù.

Questa è la sconvolgente e definitiva prova, che siamo davvero qualcosa di più che una riserva di carne per vermi egocentrica, nata per caso e costretta a vivere di lotte fratricide e mai risolutive.

E allora, forza!
Facciamo rotta, per casa di Dio.

GiorgioFossati

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Millennials: il Vuoto, e poi?

Il bravo e sempre competente giornalista Antonio Socci scrive (https://www.antoniosocci.com/zibaldone-n-17-divagazioni-sulla-musica-e-la-vita/) del nulla che fuoriesce dalle generazioni attuali: nei testi delle canzoni, si legge il vuoto cercato spontaneamente dai ragazzi di oggi per alleggerirsi la vita, azzerando la filosofia classica che ha mosso gli ideali (e l’impegno ad essi coerente) dell’Umanità millenaria e secolarizzata che li ha preceduti.

È importante domandarsi il perché di tutto ciò. Certo li abbiamo delusi, ma non basta. Ogni nuova generazione, è sempre delusa dalla precedente. C’è dell’altro. Ed è importante. Perché è lo stesso motivo che permise a Colombo di trovare l’America.

A quei tempi l’Europa aveva l’Asia tra le mani, un bel pezzo di Africa e nessuno sognava, l’occidente. Lo stesso Colombo partì solamente per raggiungere le già conosciute Indie, attraverso un’altra eventuale via plausibile.

Socci chiede se in questo mare di nulla controcorrente, di filosofica assolutamente piatta e vuota di un qualsiasi ideale da tramandare, vi sia una logica che porti a qualcosa; se, nella maretta da bonaccia che abita l’ego dei Millennials, vi sia un’utile speranza.

Capitò lo stesso a Colombo, rimasto fermo in mare aperto, per settimane, in una pericolosa assenza di venti: un uragano, si stava infatti abbattendo in quei giorni, sul continente americano, proprio laddove sarebbe poi sbarcato il genovese più famoso del mondo, assorbendogli ogni rivolo d’aria, utile alle vele delle tre imbarcazioni.

Si rischiò l’ammutinamento ( anche a causa di un’ epidemia gastrointestinale da carestia che la situazione di stallo obbligato delle caravelle nell’oceano, aveva favorito ) e il fallimento totale della spedizione.

Ma appena i venti tornarono liberi dal turbine distruttivo che li assorbiva, e che si dirigeva oramai verso la Florida, egli trovò, nel nulla di un’oceano in ripresa di eolo ed onde, un ramo fiorito e galleggiante strappato ad occidente dalla furia degli eventi; facendo capire a Cristoforo ( colui che varca le acque con un grande peso sulle spalle ndr. ) che oltre quel disarmante e snervante vuoto, c’era vita: le Indie cercate ( in realtà una nuova terra ndr.), erano molto vicine.

Così, è anche per noi oggi: un mondo nuovo è vicino. Fatima lo annuncia nella parte finale del Terzo Segreto, attraverso l’immagine di chi si avvicina alla Grande Croce ( con la Chiesa Vaticana distrutta dalle lotte interne tra tradizionalisti e progressisti, e i secolari personaggi e le mode del mondo attuale, letteralmente spazzati via ), da sopra La Quale, due angeli irrorano di Sangue Martire Cristiano, con annaffiatoi di cristallina trasparenza, un mondo nuovo in germoglio…

Il martirio in atto di questa Umanità vecchia, stanca ed allergica alle regole, impantanata ipocritamente nel proprio passato, porterà dunque le nuove generazioni oltre la bonaccia vuota di vento e di passioni che stanno loro malgrado vivendo.

Presto i Millennials raccoglieranno il germoglio strappato e galleggiante di Cristo per rimettersi in marcia verso qualcosa di nuovo: tra cui la rinascita di una più rigogliosa ed autentica Fede Cristiana e Cattolica.

Come peraltro vide san Giovanni Bosco ( protettore proprio dei giovani, e soprattutto delle generazioni alla deriva), nella visione del 1884 conosciuta come “Il sogno delle due colonne”, con il quale cercò di consolare Papa Leone XIII, per la visione tremenda che il Santo Padre ebbe, sempre in quell’anno, durante la Consacrazione dell’Eucaristia, e riguardante i tentativi volti a temprare la Chiesa tra il XX° ed il XXI° secolo, concessi da Dio a satana.

Quest’ultimo giurò di riuscire a distruggerla in soli cento anni, ma Dio lo zittì: avrebbe lasciato che la ferisse profondamente, ma solo per poterla poi rinnovare, facendola risorgere più forte e pura di prima.

Dunque perché tutto possa rinascere rinnovato dall’Amore puro che è Dio ( come dice Gesù a Santa Caterina da Siena ne Legenda Major del Beato Raimondo da Capua), è necessario che parta dal resettato, dal buio, dall’assenza dei venti della logica umana, dal vuoto di una sofferenza iniziale.

Ecco l’oggi! E questo mondo decadente, che si scrolla di dosso personaggi polverosi, macchiette e mode, ma anche usanze oramai per lo più patetiche, come polvere dai propri sandali, prima di riprendere il viaggio.

“Io sono, tu non sei”, dice, subito, in modo netto ma rassicurante, il Cristo a Caterina quando lei proseguendo Gli chiede in quale modo, tutto il buono, si generi sempre dal dolore e dal buio, proprio come oggi.

Ebbene, questo sgretolarsi di morali barocche e spesso farlocche nel Terzo Millennio, è dunque azione voluta da Dio.

È come detto, sofferenza necessaria. Per questo, totalitaria. Utile cioè a costruire un’ Umanità estremamente nuova.

A noi la sofferenza della distruzione allora, perché alle nuove generazioni, in attuale bonaccia filosofica, giunga nella sete disperata di un mondo nuovo, il ramo fiorito e galleggiante di Cristo, da raccogliere con la certezza di poter costruire un mondo completamente nuovo, proprio laddove l’uragano in corso avrà fatto piazza pulita.

E soprattutto dove il Soffio di Vento, nuovo, li porterà per Volontà Divina.

Ciò che viviamo oggi, perciò non è ancòra la via catastrofica che porterà l’Armageddon.

Ma piuttosto l’inizio di quei Mille Anni di Pace, presenti ne l’Apocalisse Biblica di Giovanni, e che Maria a Fatima ha chiamato: Trionfo del Suo Cuore Immacolato.

Non ci spaventi l’uragano degli eventi in atto! Ci è data la Fede, nella Speranza. E dobbiamo essere Caritatevoli nel donare questi intravisti Cieli Nuovi, agli altri, come certezza: Cristo non mente, né tradisce in ciò che promette.

Dobbiamo solo tenere, come Colombo, il timone pronto, ben saldo nella Fede, sul faro di Cristo: questo significa avere davvero Timore di Dio!

Forse sulla barca in balìa della tempesta, Cristo apparentemente non dormiva, salvo poi mostrare ai Dodici, rimproverandoli per la poca Fede, la Sua potenza in un’ alba nuova, calma e rassicurante ?

E ancora: non fu così anche nel Sepolcro, mentre là fuori la maretta di bonaccia sconsolante e vuota, angosciava gli apostoli, impauriti e disorientati dopo la Croce?

Ebbene, che ne fu poi del mondo antico?

GiorgioFossati

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COME DANTE, SIAMO ECO DEL VERBO, PER DAR VITA ALLE PAROLE.

Pesare sempre le parole ( pensate, o dette ): dentro ogni sillaba, in ogni parola con i suoi accenti, vi sono mondi che si creano l’uno accanto all’altro: cime tempestose fatte delle iperbole consonanti o della rotondità di vocali che, come colline si spezzano dentro il taglio netto gutturale appena dopo il picco celestiale di una A improvvisa, o laghi infiniti di nebbioso dolore, rabbia ma anche di serenità inarrivabili, attraverso l’espressività del volto che confeziona un discorso: il tutto, attraversato dal vento del suono, che contorna, chi la pronunzia.

Così a Genova dentro ogni discorso possiamo sentire il mare infrangersi sulle finali, od a Spoleto, negli stessi, l’attesa di un eco di vallata che epperò non arriva, chè seppur intuito, si è sperso tra i tufi boscosi ed umbri.
Così pure, la C scompare tra le torri dell’H in Toscana…
Perché come Dio che in quanto Verbo, Logos e Logica, crea mondi ad ogni Sua pronunciata Divina Idea, anche l’uomo, che è Suo Strumento in un contesto di situazioni incastrate dentro un attimo infinito, asserve ad essere voce di Cristo trasformando, nella Libertà più vera perchè dettata dal Suo Amore, ciò che lo circonda.

Le morti umane allora sono punti, i nostri dubbi si spiegano dentro i due punti ( di vista ), le difficoltà impreviste, nella sospensione momentanea di un punto e virgola del discorso che da Cristo in poi, lega in un unico discorso infinito, tutta la Creazione; così la virgola: sola punteggiatura tutta nostra, quale pausa necessaria ad aprire un’ ulteriore situazione di vita durante l’esistenza, unendo la nostra a quella di più persone.

Ogni vuoto, tra le lettere che Dio pronunzia in questo discorso algebrico infinito ed altissimo, dettato da una poetica che è appunto matematica perfetta, diviene allora una riposata riflessione, che prepara il giorno dopo, la successiva parola, nel discorso infinito del Creatore, quale Logos e Logica che Egli ha iniziato con la Creazione.

Per questo senza lo Spirito Santo, quale idea creativa di Dio, nulla è nell’uomo, nulla è senza colpa ( cioè armonico e puro).

Noi siamo in carne il suono che Dio pronuncia nell’Idea dello Spirito Santo, Il Quale ci muove a discorso.
Per questo siamo fatti “ad immagine e somiglianza di Dio”.

Ecco allora l’Italia, la sua lingua sublime, perfetta, che esercita il suo suono nella più bella e plasmata, perchè ad immagine dell’Arte, tra le terre del mondo.
Ecco forse il perché della sua forma geografica umana e pedante: la Bellezza appoggia nella Bellezza, generando di conseguenza, altra Bellezza; senza Armonia infatti, tutto sarebbe distrutto da quel Caos Satanico, che tenta l’ego dell’uomo moderno per distruggere Dio!

Ed ecco perchè le peculiarità armoniche del Bel Paese, sia culinarie che sentimentali in qualsiasi contesto si trovino non hanno eguali: scaturiscono dall’Arte della Bellezza Divina.

Così è anche per la Chiesa Vaticana: trova sede Logica nella bellissima ed antica Roma, così assetata di evoluzione nella sua staticità decadente, perchè pur ricca materialmente, era priva di Carità.

Dante ordunque: la Divina Commedia è Dio che canta in una canzone armonica la vita dell’uomo in parafrasi, dopo aver aspettato che un bagliore di Umanità nuova fosse germogliato, in quella terra fertile per Cultura evolutiva e preparatoria, in cui Pietro innestò il Verbo.

Dentro i Canti, infatti, vi sono spartiti nascosti di musicalità perfetta, degni di Mozart e quella matematica che regge l’Universo tutto.

Chi fu Dante allora? Un foglio di carne al servizio di Dio?
Certamente, ma non solo.
Fu colui attraverso il quale, possiamo leggere su carta il concetto Divino del discorso infinito che dalla Creazione si spande creando La Storia, per Idea di Pensiero sfociata in Parola, dalla Bocca di Dio.

Dante, più di altri, ma come ogni uomo, fu allora più una sorta di Eco Divino, traslatosi su carta per raccontare chi siamo e chi saremo:

” e canterò di quel secondo regno
dove l’umano spirito si purga
e di salire al ciel diventa degno.”

( Purgatorio – Canto 1- 4,5,6 ):

In tre inarrivabili strofe, c’è tutto l’umano impastato nella Misericordia infinita e Divina: tutta la vita terrena, quella post mortem, e quella eterna!

E nel recitarla, si percepisce CHI ci stia vicino, sul calvario della vita, inchiodato accanto alla nostra stessa croce, velato della Logica di cui EGLI è fatto, e che, in quanto tale, regge tutto l’Universo delle cose da CUI nasce ogni elemento. Anche quella fantasia velata, suggerita al cuore, che la cantata Poesia Dantesca, in quanto davvero Divina, concede, a chi vi si immerge; tanto che par di intuirvi, in una sorta di sottointeso condiviso:

“E’ andando in quel Suo Regno
che l’umano Spirito Suo si purga,
e per salirci al Ciel, diventa Legno.”

Cristo solo è, noi no.
Noi non siamo.
Mai.
Comunque.
Senza la Sua forza nulla è nell’Uomo.
Nulla è senza colpa.

Non vi parrà, e lo immagino, eppure ciò che avete letto, è Foto-Grafia; della Realtà.



GiorgioFossati