LO BUTTANO GIU’ !

Lo buttano giu’.
E mi pervade, lo stesso stato d’animo, di quando concepimmo quale castratura la Var avrebbe dato al calcio: ecco sostanzialmente un calcio nei coglioni.
Perche’ oggi e’ indiscutibile, non avremmo mai potuto vedere il Caravaggio della “Mano de Dios” : il gol piu’ importante, lecito ed eroico della Storia del Calcio, certificato pochi minuti dopo dall’Aquilone galattico, che fu la firma di qualcosa di immenso: nessuno Sport ha avuto il privilegio di toccare il Paradiso, quanto il Calcio in quel momento.
Avete presente la Cappella Sistina? L’Uomo che viene rilasciato da Dio, nella Creazione Michelangiolesca? Ecco quella separazione, che turbava i grandi artisti pittorici, i filosofi, ebbene, solo Maradona, all’Atzeca ( lo stadio mondiale piu’ vicino al cielo ) l’ha colmata.
Il Calcio ha perso il Sarria’, Highbury, Anfield e persino Wembley, ora il Meazza. Siamo gia’ da tempo oltre il declino di questo sport divenuto business.
L’ultima pagina di poesia, verra’ stracciata, lasciata a squarcio e a monito, come un rudere, la’ dietro, la’ in fondo: ha vinto il soldo.
Un falso progresso per il Football, visto che basterebbe un decimo dei soldi che usano in questo business travestito da Sport, per farlo vivere di poesia. Han vinto i reels sulle pagine di Brera, di Soldati, di Bonovolenta e Montanelli.

Lo buttano giu’…
Ora hai voglia solo di ringraziare quella zolla maledetta che rovino’ le caviglie a Van Basten, quando San Siro era peggio degli orti in mezzo al Filadelfia abbandonato.
Si, ho usato il verbo ringraziare, perche’ nel Calcio, caso unico tra gli Sport, come nella Vita e’ il contrario, il segno meno, che crea il Mito: Marco e’ entrato nell’Olimpo perche’ ci e’ stato negato il suo periodo migliore, come per Diego ( lui si disse in una famosa intervista: “penso spesso a cosa poteva far vedere Maradona senza la droga, pensate a cosa vi ho fatto perdere…” ). Ora faranno atterrare un’astronave su un parcheggio, la chiameranno Stadio con il nome dello Sponsor di turno.
Fossi il nipote di Meazza, non vorrei mai che il nome del Pepin finisca sopra una colata di calcestruzzo di un ex Parking.
Meazza non gioco’ su quel prato di betulle, dove Vecchioni trovo’ e canto’ l’amore romantico per una navescuola da marciapiede.

Lo buttano giu’.
PaoloRossi, il piu’ grande tra i bomber del secolo, perche’ come Marco era poesia, e con quella, vinse la dannazione, non presenzio’ alla distruzione del Sarria’.
Si nego’. Quel giorno era ( chissa’ perche’ ) in Brasile, da Zico.
Fece bene.
Ora sapere che un commesso alzera’ la mano per chiamare un collega, dove Baresi fermo’ la Quinta del Buitre, vedere un carrello zizzagare dove Weah fece coast to coast…o Sheva il gol al derby del secolo in semifinale Champions… A Montevideo ( Uruguay ) alla fermata di un autobus han lasciato l’incrocio dove segnarono il Gol che decise il primo Mondiale. E allo Stop, 50 metri dopo, viene tutt’ora segnata una mezzariga rotonda il cui ipotetico centro ha un cerchio bianco, su cui nel 1930, si batte’ il calcio di inizio della piu’ Grande Storia Sportiva dopo le Olimpiadi. Ora ci fischia sopra, ogni santo giorno, un vigile: ma proprio li’, ci alzarona la prima Rimet. Lo chiamano rispetto. Non so pero’, se qualche bambino, nei giardini del Sarria’ di Barcellona, giochi ancora al Calcio, legga le targhe sporcate dai peones disadattati di Barcellona.
Io avrei preferito 3 anni giocati a Milanello, come fece il Real ristrutturando il Bernabeu, per salvaguardare quel rettangolo su cui l’Italia battendo il Wunderteam, l’invincibile armata austriaca, caccio’ definitivamente gli asburgici da Milano, non fossero bastate le Cinque Giornate di 86 anni prima… E in quella semifinale vinta nel 1934, gia’ si capiva che quella terra, benedetta, avrebbe visto, e fatto godere il mondo, pederasta ( siamo tutti bambini la’ dentro, questa e’ la magia di SanSiro, al secolo Meazza…) con Mazzola e il Grande Torino, Sivori, Charles, la Grande Inter, il Gre-No-Li, Pele’, Best, GigiMeroni, Rivera, PaoloRossi, Rumenigge, Platini, Maradona, il Milan Sacchiano, Baggio, Signori, Sheva, Totti, Zidane e tutta quella fuffa di comprimari che han speso fiato come nemmeno i cavalli, oltre il muro della stretta Piccolomini, per stargli dietro.

Non credo che un nuovo Rivera impugnera’ il microfono per far scendere la gente alla prossima Stella.
Ma per Dio, Dio, Dio!! Si tu Dio! Fai vincere li’ dentro lo “scudetto della stella” a questo povero diavolo, perche’ il cerchio si chiuda.
Glielo dobbiamo, glielo dovete a questa Milano che sta per salutarvi “a tutti”, che tra qualche anno lascera’ il posto al nulla, in un boato di soldi che cadranno come coriandoli, su un parcheggio per un goal in un match clou gelido e costruito.
Vivaddio, forse qualcuno raccontera’ la’ fuori, di un giornale della sera, che sbriciolato, cadeva davvero sulle teste dei giocatori, quando da un angolo della nord, dietro una rete verde da giardino, salivano i giocatori come gladiatori, e Gattuso, uno come noi, che pero’ non si e’ arreso mai alla normalita’, anticipava tutti con “We will Rock you” , schizzava sul campo come un fuoco d’articio a caricarci tutti come a dire: “adesso in campo, con me! Contro il mondo intero: Ronaldo o Messi, Hubner o Cuccureddu che siano: noi siamo SanSiro, noi siamo Milano, noi siamo la Storia ! ” e non un parcheggio, alberato.

Ciao Meazza, ciao SanSiro
Ciao Milano mia, ora…Portami via
Fa tanto freddo e schifo e non ne posso più…
Facciamo un cambio, prenditi pure quel po’ di soldi
quel po’ di celebrità.
Ma dammi indietro la mia seicento,
I miei vent’anni ed una ragazza che tu sai,
Milano scusa, stavo scherzando..
Luci a San Siro non ne accenderanno più…

Giorgio Fossati

Massimo, Amico mio, piango davvero mentre digito, e meno male che non mi vedi…

DISINCANTO REALISTA DI UN MISERABILE MONDO D’ AMORE IMPOVERITO

Un mondo gelido, egocentrico complessato; cattivo perche’ ignorante per assenza di Fede praticata. Un mondo pronto alla guerra, che non sa piu’ scrivere una poesia, ne’ riconoscere la musica dal rumore, che preferisce intristirsi dentro la ripetitivita’ di uno smartphone che vivere in prima persona con coraggio. Un mondo acido verso Prossimo infastidito dal doversi spendere fisicamente senza ricavo. Un mondo che non produce altro che tecnologia, scienza volta a farci sopravvivere senza Cultura. Un mondo che e’ un insieme di aprofittatori bugiardi, senza cuore, superficiali ed egoisti.


Un mondo insignificante, falso al limite dell’odio.


Un mondo che sa di farsi schifo ma si compiace accettandosi rassegnato. Un mondo che affronta la morte senza un minimo di Speranza o voglia di un dopo. Un mondo satanico che si difende con l’ignoranza del dovuto, anziche’ con il dovere prezioso dei sentimenti. Un mondo scintillante, come la farlocca luce dei fuochi d’artificio, o quella della filosofia che come uno zombie si aggira pronta ad uccidere la Fede. Un mondo senza Speranza che non sa ringraziare nemmeno Dio per la Vita ricevuta, perche’ in delirante stupidita’, ha cancellato la lettera D davanti alle due vocali “io”.

Un mondo libertino, perche’ imprigionato dalla pigrizia piu’ grassa e ignorante. Un mondo in cui il corpo conta piu’ dell’Anima, quasi non ci fosse la morte a ricordarci che il vestito del corpo non e’ che un abito momentaneo, mentre l’Anima e’ eterna in Cristo.
Un mondo tragicamente confuso: farneticante e bugiardo di sette e religio, credulonerie pratiche comode ma senza la scomodita’ della Verita’ che e’ solo Cristo.

L’abbiamo costruito qui in terra l’inferno, e il dopo, perche’ piaccia no, c’e’ un dopo, sara’ pure molto peggio.

Un mondo che fragile si fa prepotente, che si crede eterno, salvo temere la realta’, additandola poi, come pessimismo, per non specchiarsi in cio’ che ha creato allontanandosi da Dio.

Un mondo triste, affaticato, e molto saturo di inutili pesi in un vuoto di solidarieta’.

Un mondo abortito dal male, basato sul soldo, prigioniero di ogni dubbio. Un mondo di leoni dalla testa d’asino, di ipocrite serpi sorridenti.

Il vortice delle nubi si sta intensificando, i primi focolai di odio stanno divampando, e la Pace tra gli individui sta saltando ovunque sotto la pressione dell’ego, come tappi di bottiglie in fila indiana.

Cio’ che ci aspetta lo abbiamo voluto tutti, accettando ogni sorta di bruttezza, con la scusa della liberta’ personalizzata; preferendo ogni solitudine anziche’ socializzare nella cristiana caritatevole pazienza, dell’accettarci amando l’altro nell’accettare i suoi difetti, perche’ comunque identici ai nostri.

E con questa scusa ci siamo incatentati all’ego, anziche’ all’Amore incondizionato verso il Prossimo.

Ma come ci siamo ridotti?

C’e’ puzza di morte nelle gioie forzate di chi si accontenta gioendo dell’aria fritta in cui proclamiamo di essere felici.

C’e’ un rumore pornografico di fondo, identico a quello che precedette il Diluvio.

Non c’e’ piu’ Umanita’ ma bestialita’.

Cambiamo nome al nostro stato, siamo bestie.
E non c’e’ alcuna speranza all’orizzonte, se per speranza confondiamo il possedere una Tv da 85″, la futilita’ di una gita con la semplicita’ straordinaria e arricchente dell’ Eucaristia.

Dovevamo amarci, ma sul serio, ci odiamo infastiditi al primo disappunto.

Non c’e’ impegno comune perche’ non sia cosi’: ne’ tra le persone, ne’ tra gli infantili asili che chiamiamo borse, governi, banche in cui si esercita il misero ed impotente ( perche’ impoverito dell’Amore ), potere terreno.

Eppure la soluzione a questa tragedia annuciata c’e’, e parte dall’Amore: quello degli ultimi, che da sempre sono i primi.

Nel mondo della disabilita’ tutto questo non esiste.
L’Amore e’ al primo posto, tutto il resto vien dopo.
Era cosi anche per noi un tempo, ma poi?

Dovremmo rifletterci e tornare ad essere come “loro”, come gli isolati, fastidiosi perche’ imprevedibili e disarmanti, ragazzi disabili, nell’isolato ghetto in cui releghiamo la scomodita’ dei loro handicap, riempedoli di facilizzazioni ( a volte ridicole ) per non spendere un po’ di vita vera e nostra con loro, reimparando a vivere e a viverci.

E accanto a loro, gocce di Cristo, cambiando noi stessi, salveremmo il mondo.

Giorgio Fossati