LA VOCE DEL SILENZIO

Pergamonmuseum, Porta di Babilonia: laddove passo’ Alessandro Magno, dopo la battaglia di Gaugamela, in veste di vincitore su Dario III con indosso una pelle di leone la cui testa gli adornava il capo, acclamato tra urla impazzite, saltimbanco, suoni di ogni genere e coriandoli, oggi regna un Silenzio museale; impensabile quando questa Porta, smontata e rimontata a Berlino, si trovava nel Deserto della Persia, a due passi dall’odierna Bagdad.

Il Silenzio e’ un richiamo, come lo e’ una soglia che ci invita ad entrare, a varcarla.

Ed e’ attraversando questa sontuosa, antica entrata, oggi banalizzata, ridotta a separe’ tra una sala e l’altra del Museo berlinese che mi vien da pensare che ci e’ data l’aria non solo per respirare, ma soprattutto per poter dare voce all’Anima rinchiusa nel corpo mortale: da Essa, dalle immagini poetiche che Essa decanta, attraverso la voce del corpo che risuona grazie all’aria intorno, scaturisce la fotografia di Dio.

Se la Sua immagine viene coerentemente abbinata alla melodia, alla musica anch’essa figlia dell’Anima, quest’Ultima vibra, balla, ed un benessere spirituale ci invade nel fisico che ci avvolge come un vestito, fino a tramutare certe sensazioni, nella materia liquida, emozionata, delle lacrime.

Allo stesso modo, si comportano nel concetto di assenza e distruzione, di angoscia e paura, il dolore e la bestemmia.

Poi in entrambi i casi torna il Silenzio…

Perche’ il vivere quotidiano e’ cucito tra gioie e dolori, tra serenita’ ed ingiustizie, da preziosissime quanto fondamentali e necessarie pause di Silenzio.

La vita stessa quando nasce dal Silenzio del grembo materno, esala un respiro di rumoroso pianto, unendo la paura inconscia del nuovo alla gioia di quando l’essere umano comprendera’ crescendo, il dono preziosissimo e meraviglioso, nell’unicita’ della propria vita;

Nell’attimo della morte, tutto questo percorso si invertira’ in un percorso contrario verso il Silenzio ( cioe’ verso Dio ), in una dimensione cosi completa e matura, da non necessitare di alcuna materialita’ dei suoni, in quanto l’Anima sara’ parte del Corpo Mistico di Dio e Voce dello Stesso, in una melodia di serenita’ infinita; oppure di un inutile combustibile per il dolore eterno senza suono.

Il Silenzio certifica Dio,
in Cielo come in Terra, quindi.

Il Silenzio quaggiu’ e’ in realta’ un rumore assordante, in cui si percepisce il dialogo tra l’io della coscienza e il Dio dell’Amore.

Un assassino che premedita un omicidio, dialoga con Dio nel proprio Silenzio in lotta tra odio e Amore: inconsapevole che quel Silenzio rimarra’ interamente udibile dopo il misfatto, a chi indaghera’ nel cercare il colpevole, attraverso il perche’ di un movente.

Il Silenzio infatti e’ ( ed ha ) un perche’!

Dio e’; ed ha un perche’ che puo’ essere sporcato dalla liberta’ da Egli concessaci, di programmare il bene od il male, nel Silenzio di cui Egli e’ sostanza in noi e attorno a noi.

Il Silenzio e’ la piu’ grande armonia sinfonica che si possa ascoltare nell’Universo, in quanto Dio.

Il Silenzio esiste.
Dio esiste.

Dinnanzi al tabernacolo, dopo aver svuotato scuse, preghiere, desideri, dopo aver regolato il respiro, dopo esserci finalmente zittiti, annullati e liberati dalle nostre giustificazioni, possiamo ascoltare ( oso dire, “vedere” ndr. ) l’immensa Serenita’ di Dio.

Ed in questa riposare, ritrovare delle forze poco prima introvabili, per andare avanti, ed uscendo dalla Chiesa pur con le mani e il portafogli vuoti, sentirci talmente pieni da annichilire, annullare ( dopo quel Silenzio pieno del tabernacolo ) persino la gioia di possedere un Conto Corrente miliardario, o la disperazione per aver perso tutto.

In Silenzio Dio ha mostrato la Sua immensita’ infinita d’Amore all’Uomo incredulo e dimentico del suo Creatore:  Dio dopo essersi incarnato nel Corpo di Gesu’, ha vissuto in Silenzio per nove mesi dentro un essere umano, Maria, dimostrandoci ( pur non dovendoci nulla ), l’umilta’ irraggiungibile, dell’Amore Infinito, quale Sua sostanza, che si e’ rinchiuso nel finito ( la nostra condizione umana ! ), per insegnarci a raggiungerLo, e a non fermarci tremanti davanti allo spauracchio ridicolo della morte.

Invece la Domenica sacrifichiamo tutto questo possibile Silenzio nutriente e la possibilita’ di assimilarlo al nostro corpo e alla nostra Anima attraverso il Pane Eucaristico nell’oretta scarsa di una Messa, in nome della pigrizia, della solita gita fuoriporta o peggio bestemmiandolo, magari evitando pure di genufletterci davanti al tabernacolo per orgoglio e vergogna di Egli davanti agli altri, o peggio per paura del ridicolo giudizio altrui, di fronte ad un nostro dovutissimo gesto verso Dio nostro Padre Creatore.

Prima di scrivere di Dio, come a volte accade, sento lo Spirito che bussa in un Silenzio diverso, gravido e maturo, nella mia Anima, chiedendomi di poterGli dar voce.

Questa umilta’ di Dio, mi soprende ogni volta, visto che cercando Dio spesso nel Silenzio, per la maggiorparte delle volte, trovo nel “me superbo”, anziche’ in Egli, misere risposte per la mia sfera personale, cioe’ assai poco interessanti ed utili al Prossimo.

Cio’ che scrivo, come ora quindi, non riuscirei minimamente ad esporlo se non fosse ( come sta avvenendo appunto adesso ), lo Spirito stesso a farlo, adoperando il mio Silenzio consensuale,  riempiendolo di concetti cosi forti da farmi desiderare di scriverli perche’ altri possano trovarcisi, nella gioia dello stupore di chi raggiunge immeritatamente logiche inspiegabili, che come puntini che si uniscono naturalmente configurano una dimensione nuova in cui vivere i prossimi passi a venire del quotidiano, facendomi salire un gradino di piu’, della scala che porta al Cielo.

Come si fa ad affermare, quindi, che Dio non esiste!!

E’ l’Uomo piuttosto che cancella e zittisce Dio, estromettendolo dal proprio cuore, evitando il Silenzio in cui Egli vivendo, ci aspetta!

Ci riempiamo di rumore tutto il giorno, e di idee distruttive basate sull’io, per paura di incontrare Dio nel Silenzio, e cosi’ combiniamo ogni sorta di danno per i nostri bisogni egocentrici sul Prossimo: Guerre, Sfruttamenti, Individualismo esasperato, Comunismo, Razzismo, Esclusioni, Lussuria ed Egoismi…

Ma e’ il Silenzio l’antidoto a tutto questo!

E’ Dio, non l’io, a salvarci nel Silenzio!

E il Silenzio si allena e va allenato, ed allineato a Dio, cioe’ all’ascolto di Egli, nel dialogarVi separando i pensieri personali dalla Sua Voce per crescere, migliorare, cambiare!

Dio stesso, in Cristo, si nutriva, asceticamente, di Silenzi.

La logica dell’Amore e’ Silente, umile, e va riconosciuta e separata dall’ego materialista, dal rumore del mondo, in cui oggi ci siamo isolati per non vivere il Silenzio di Dio!

E’ annullando l’ego, l’io e i suoi pensieri, i suoi desideri mondani per cercare Dio che dialoghiamo col futuro e col mondo nei suoi obbiettivi piu’ giusti ! Ma per farlo ci occorre cercare, trovare ed ascoltare la Voce del Silenzio: Dio.

Esattamente come faremo in punto di morte…


Fin da ora possiamo trovarLo, e gioirNe nel Silenzio delle serenita’ infinite di cui ci fa dono: ricchezze in saggezza da riportare a tasche piene ( una volta rientrati nel vivere quotidiano ), tra gli altri esseri viventi! In attesa di ricongiungerci con Dio, Padre meraviglioso ( e non padrone ) nel Silenzio.

Giorgio Fossati

L’ECLISSI EUCARISTICA E’ MOMENTANEA: DIO E’ INVINCIBILE ( QUINDI PIU’ FORTE DELL’IO ).

In questa eclissi di Fede Cattolica, che lentamente stiamo vivendo, ricordiamoci della rinascita della stessa, del ritorno lento alla luce, che seguira’ il buio totale oramai in arrivo.

E che la Luce di Cristo ritornera’ piena, ci e’ manifestato da coloro che anche nel buio fanno da anello di fuoco, alla momentanea assenza di Amore verso l’Eucaristia praticata, mangiata, vissuta.


La Chiesa quella vera, non soccombe ma si esalta ed esalta la propria luce contornando il buio, dimostrando gia’ nel buio la sua invincibilita’.


E’ il momento della stoltezza dell’io che cerca di oscurare Dio.


Ma l’Amor che move il cielo e le altre stelle e’ troppo perche’ una piccola luna di egocentrici, possa vincere per sempre sull’immensa Luce armonica del Creatore, che tutto muove e dispone, con pazienza liberta’ e Amore anche verso chi cerca momentaneamente di oscurarlo *.

* MEDITANDO SUI SEGNI CHE DIO MANDA DA FATIMA ( 13 ottobre 1917 ) ALL’ENNESIMA ECLISSI DI DOMANI, visibile in alcune parti del mondo.


Insomma oltre il gesto, l’accadimento, c’e’ sempre un significato.
Anche al buio c’e’ sempre quel Dio che ci ha fatto non per viver a caso come stupidi presuntuosi, ma per “cercar virtute e canoscenza”

GiorgioFossati

DISINCANTO REALISTA DI UN MISERABILE MONDO D’ AMORE IMPOVERITO

Un mondo gelido, egocentrico complessato; cattivo perche’ ignorante per assenza di Fede praticata. Un mondo pronto alla guerra, che non sa piu’ scrivere una poesia, ne’ riconoscere la musica dal rumore, che preferisce intristirsi dentro la ripetitivita’ di uno smartphone che vivere in prima persona con coraggio. Un mondo acido verso Prossimo infastidito dal doversi spendere fisicamente senza ricavo. Un mondo che non produce altro che tecnologia, scienza volta a farci sopravvivere senza Cultura. Un mondo che e’ un insieme di aprofittatori bugiardi, senza cuore, superficiali ed egoisti.


Un mondo insignificante, falso al limite dell’odio.


Un mondo che sa di farsi schifo ma si compiace accettandosi rassegnato. Un mondo che affronta la morte senza un minimo di Speranza o voglia di un dopo. Un mondo satanico che si difende con l’ignoranza del dovuto, anziche’ con il dovere prezioso dei sentimenti. Un mondo scintillante, come la farlocca luce dei fuochi d’artificio, o quella della filosofia che come uno zombie si aggira pronta ad uccidere la Fede. Un mondo senza Speranza che non sa ringraziare nemmeno Dio per la Vita ricevuta, perche’ in delirante stupidita’, ha cancellato la lettera D davanti alle due vocali “io”.

Un mondo libertino, perche’ imprigionato dalla pigrizia piu’ grassa e ignorante. Un mondo in cui il corpo conta piu’ dell’Anima, quasi non ci fosse la morte a ricordarci che il vestito del corpo non e’ che un abito momentaneo, mentre l’Anima e’ eterna in Cristo.
Un mondo tragicamente confuso: farneticante e bugiardo di sette e religio, credulonerie pratiche comode ma senza la scomodita’ della Verita’ che e’ solo Cristo.

L’abbiamo costruito qui in terra l’inferno, e il dopo, perche’ piaccia no, c’e’ un dopo, sara’ pure molto peggio.

Un mondo che fragile si fa prepotente, che si crede eterno, salvo temere la realta’, additandola poi, come pessimismo, per non specchiarsi in cio’ che ha creato allontanandosi da Dio.

Un mondo triste, affaticato, e molto saturo di inutili pesi in un vuoto di solidarieta’.

Un mondo abortito dal male, basato sul soldo, prigioniero di ogni dubbio. Un mondo di leoni dalla testa d’asino, di ipocrite serpi sorridenti.

Il vortice delle nubi si sta intensificando, i primi focolai di odio stanno divampando, e la Pace tra gli individui sta saltando ovunque sotto la pressione dell’ego, come tappi di bottiglie in fila indiana.

Cio’ che ci aspetta lo abbiamo voluto tutti, accettando ogni sorta di bruttezza, con la scusa della liberta’ personalizzata; preferendo ogni solitudine anziche’ socializzare nella cristiana caritatevole pazienza, dell’accettarci amando l’altro nell’accettare i suoi difetti, perche’ comunque identici ai nostri.

E con questa scusa ci siamo incatentati all’ego, anziche’ all’Amore incondizionato verso il Prossimo.

Ma come ci siamo ridotti?

C’e’ puzza di morte nelle gioie forzate di chi si accontenta gioendo dell’aria fritta in cui proclamiamo di essere felici.

C’e’ un rumore pornografico di fondo, identico a quello che precedette il Diluvio.

Non c’e’ piu’ Umanita’ ma bestialita’.

Cambiamo nome al nostro stato, siamo bestie.
E non c’e’ alcuna speranza all’orizzonte, se per speranza confondiamo il possedere una Tv da 85″, la futilita’ di una gita con la semplicita’ straordinaria e arricchente dell’ Eucaristia.

Dovevamo amarci, ma sul serio, ci odiamo infastiditi al primo disappunto.

Non c’e’ impegno comune perche’ non sia cosi’: ne’ tra le persone, ne’ tra gli infantili asili che chiamiamo borse, governi, banche in cui si esercita il misero ed impotente ( perche’ impoverito dell’Amore ), potere terreno.

Eppure la soluzione a questa tragedia annuciata c’e’, e parte dall’Amore: quello degli ultimi, che da sempre sono i primi.

Nel mondo della disabilita’ tutto questo non esiste.
L’Amore e’ al primo posto, tutto il resto vien dopo.
Era cosi anche per noi un tempo, ma poi?

Dovremmo rifletterci e tornare ad essere come “loro”, come gli isolati, fastidiosi perche’ imprevedibili e disarmanti, ragazzi disabili, nell’isolato ghetto in cui releghiamo la scomodita’ dei loro handicap, riempedoli di facilizzazioni ( a volte ridicole ) per non spendere un po’ di vita vera e nostra con loro, reimparando a vivere e a viverci.

E accanto a loro, gocce di Cristo, cambiando noi stessi, salveremmo il mondo.

Giorgio Fossati

RIMETTIAMO LA D DAVANTI ALLA PAROLA io

Si alza quest’alba limpida ed infuocata, per illuminare le azioni quotidiane della Natura: dal fiore che sboccia, alla possibilita’, dataci, di bere attraverso un bicchiere di sabbia diventato Vetro, perche’ ogni cosa ci mostri, alla Luce del sole, che tutto e’ stato fatto per noi. Intelletto e Coscienza compresi.

Un tempo seguivamo questa armonia, tenendo il ritmo, delle cose al nostro fianco: l’ordine aveva un’ etica armonica, ed ogni cosa aggiunta dall’Uomo dentro il Creato ( fosse un secchio per raccogliere l’acqua, od un fiasco per il vino ), conteneva sempre nella propria forma, una logica armoniosa che rispettandolo, si sposava con il Creato: giardino Terrestre, che introduce al giardino Divino ( questo significa “Paradiso” ).

Tutto il “design” era figlio di una praticita’ a cui veniva aggiunta la genialita’ che ricerca la bellezza insita nell’uomo, solo quando questo essere Divino ( agli animali non e’ concesso dare continuamente nuove forme alla praticita’ necessaria per vivere ), si poneva umilmente al passo del Creato, senza volerlo sovverchiare come invece avviene oggi, dentro un mondo kitch, nel quale l’ “io” umano ha dimenticato innanzi a se’ la lettera piu’ importante dell’alfabeto, la D, sempre e comunque da scrivere in maiuscolo, anche quando ci sembra non serva.

La notte che ogni giorno anticipa l’alba, serve a Dio per agire durante il nostro riposo, per rimettere a regime il cervello, resettandoci attraverso i sogni, cosi’ da esser pronti per affrontare il giorno successivo.

Tutto e’ fatto ogni giorno, per noi. Anche la notte.

Dovremmo sempre ricordare, che al risveglio, abbiamo la stessa responsabilita’ verso il Creato che avevano nel Rinascimento, i geni che dal suolo del Bel Paese, han posto le basi che han fatto grande l’Occidente, influenzati dai popoli che incontravano nella nostra Italia ( cosi’ diversa e completa nei pochi km che la compongono, come un giardino in mezzo al mare, per paesaggistica e biodiversita’ e clima ).

Mentre invece continuiamo a camminare verso un mondo Culturalmente piu’ povero, piu’ arido e disarmonico perche’ drogato del “iopossoquindifaccio” senza freni; dimentico del dialogo privilegiato col Divino, utilizzato in passato.

Questo ci rende incapaci di creare anche solo un’abitazione ( luogo in cui rinchiudersi per studiare e contemplare Dio ed i suoi doni, ma anche luogo dove abbellire la nostra vita, riposando delle fatiche quotidiane ) che sia armonicamente inserita nel paesaggio.

Abbiamo sempre piu’ spesso, architetti ciechi, che traducono i loro complessi di egocentrismo, le loro ansie e repressioni in opere che hanno spesso poco rispetto e dialogo con il contorno in cui vengono creati, e cosa tragica, assolutamente nessuno con Dio.

Nello stesso modo in cui proviamo piacere interiore, dinnanzi ad un vecchio Casale di campagna, che sta nell’unico posto possibile per risultare armonico col paesaggio che lo contiene, riusciamo purtroppo anche a dire “che bello!”, dinnanzi ad un’opera moderna fine a se stessa, forzatamente creata fuori contesto da un architetto senza un minimo di gusto estetico. Perche’?

Perche’ siamo malati.
E il cancro che ci sta uccidendo risponde al nome gia’ citato di Ego, cioe’ l’io. Esso confonde la bellezza con l’originalita’, in un errore tipico di chi mostra la mancanza di gusto estetico, data da una pessima conoscenza della Cultura Generale.

Nella Storia, non c’e’ mai stato un periodo in cui i popoli fossero cosi connessi, eppure mai come adesso, e’ sotto gli occhi di tutti la disconnessione degli elementi creati dall’Uomo in ogni ambito in cui egli vive; immettendo brutture ingiustificate, non solo in Natura, ma anche dentro cio’ che attraverso l’etica armonica, le generazioni pre delirio industriale, avevano creato.

Questo Ego che ci divora, che zittisce la voce interiore di Dio in ogni ambito, ha creato nell’era industriale un Uomo-mostro, che giunge ad adoperare l’atrocita’ della guerra non per necessita’ di conquista o di bisogni primari, ma per necessita’ di produzione di cio’ che lo distrugge: le armi.

Tafazzi, regna sovrano!

Mi sovviene, la visione pre-industriale che ebbe durante la Santa Messa Papa Leone XIII, la quale gli fece interrompere la Santa Messa e lo fece correre ( era il 13 Maggio 1884 – data che poi sarebbe divenuta Fatimina dal 1917 ndr. – ) a chiudersi in sagrestia, spaventato e meditante, per aver sentito Satana dire a Dio che nei successivi cento anni avrebbe distrutto il mondo attraverso le stesse Creature di Dio: gli uomini; e Dio rispondergli che la Chiesa, seppur provata non sarebbe mai stata distrutta.

Papa Leone XIII compose quel giorno, la famosa preghiera a san Michele Arcangelo in supplica a Dio, che sino al Vaticano II, veniva recitata alla fine di ogni S.Messa. Egli fu il primo Papa ripreso in un video; erano gli albori dell’epoca che ci avrebbe portato al delirio umano: epoca in cui la scienza, avrebbe cercato di zittire, bestemmiando per Ego, il Creatore.

Fatima stessa nel 1917, ci metteva successivamente in guardia dall’Uomo-mostro, istigato da Satana a specchiarsi in se stesso, come un dio, salvo poi essere incapace di dominarsi dinnanzi a cio’ che scopriva sempre ( e come mai prima ), piu’ velocemente; tanto che attraverso i tre pastorelli analfabeti ( i quali pensavano che La Russia, citatagli da Maria nelle apparizioni, fosse “una signora cattiva” perche’ gli venne detto che “avrebbe sparso i suoi errori nel mondo, attraverso l’Ateismo derivato dal Comunismo” ), ci veniva fatto notare come anche l’ego occidentale, avrebbe offeso Dio, zittendolo in nome di un progresso figlio del Dono della scienza, barlume di intelletto palesemente Divino, visto che ad essa, nessun altro essere vivente puo’ attingere.

Oggi ripetiamo belando, di dover curare l’ambiente, ma chi ci catechizza in questo, non concede il permesso del dubbio, ci impone un’ideologia ( peraltro senza risultati palesi da mostrarci, salvo la propria continua necessita’ di guadagno ) ! Questo metodo, e’ piu’ o meno lo stesso di quello basato sull’ignoranza dei popoli, con cui si fa il lavaggio al cervello alla gente, per mandarla a morire per anni, in guerre fatte solo in nome dei bisogni monetari dell’industria armaiola e di niente altro.

Nessuno infatti, prende in considerazione che la Terra ciclicamente e’ passata, in miliardi di anni, da Ere Glaciali ad Ere in cui il Sahara e la Grennland ( Groenlandia, significa terra verde ), come anche, piu’ addiettro, l’Antartide, furono floridi giardini.

Nessuno sembra conoscere che l’asse terrestre, della trottola su cui viviamo, ciclicamente rallenta, per poi riprendersi ed riaccelerare sempre ciclicamente, spostando di volta in volta l’inclinazione terrestre di qualche fondamentale grado, e quindi mutando il nord magnetico ( e le stagioni ), come appunto avviene per l’asta che sormonta una trottola che rallenta.

Sulla Terra, questa instabilita’ avviene da Miliardi di anni. Essa cambia appunto, l’asse terrestre spostandolo di quasi 70 km l’anno, facendoci avere a volte inverni tardivi e piu’ miti, o primavere piu’ fredde, quando non estati piu’ lunghe; il tutto in base proprio a quando avvengono rallentamenti o ripartenze della nostra “trottola” planetaria, mutando il nostro amato caledario delle stagioni, che crediamo, stupidamente, essere immutabile.

Solo 2300 anni fa, per fare un esempio, Alessandro Magno giungeva in India navigando un mare enorme che dal Caspio tagliava a meta’, in orizzontale tutta l’Asia sino alla Corea; ebbene tutto questo gigantesco bacino d’acqua, e’ oggi ridotto ad un deserto bagnato dalla sola Amu Darya: scheletro nobile di cio’ che fu l’acqua in quei luoghi allora rigogliosi e popolatissimi.

Nessuno ci ricorda, che per 40 anni, tre secoli fa, pur senza inquinamento e “Gretinate”, abbiamo avuto una breve Era Glaciale, dovuta al surriscaldamento terrestre ed allo scioglimento dei ghiacci avvenuto nei quarant’anni precedenti, i quali hanno raffreddato i mari e l’aria sino a che il Sole, ancora lui, non ha rimesso a posto da se’ ogni cosa, permettendoci di “rinascere” dal freddo buio di quegli anni problematici.

Sempre a Fatima il Miracolo del Sole del 13 ottobre 1917, mostrava un sole ballerino, che si avvicinava pericolosamente alla terra: forse il significato di quell’ennesimo messaggio, visto da 70mila presenti, con atei che si convertirono all’istante, ci avvisava di questo periodo climatico.

Andrebbe anche approfondito il fatto che le guerre mondiali e molti avvenimenti tragici sono legati a Fatima, dal XX Secolo in poi. Ed iniziarono e finirono puntualmente con accadimenti precisi, indicati da Maria a Fatima, od in giorni dedicati alla Madonna ( basti l’8 settembre, il resto cercatelo voi ).

Peraltro anni dopo, a completamento del messaggio fatimino, il 3 gennaio 1944, venne ulteriormente mostrato da Dio, a Lucia, proprio il mondo attuale in preda a terremoti, alluvioni, e carestie che portavano ad una guerra distruttrice.

Alla fine dell’ ultima apparizione Fatimina, il 13 ottobre 1917, dopo il Miracolo del Sole, i tre pastorelli videro la Sacra Famiglia benedire il mondo, come si fa alla fine di ogni penitenza.

Quindi forse, un po’ di buio desertico e meditativo e ristrutturante ci tocchera’ farlo presto, per spogliarci di questo delirio egocentrico che deturpa sia il Creato, che l’Uomo, e che acceca le menti con dubbi atei insensati ( piaccia o meno, non siamo figli del caos dettato dal caso: tutto ha un ordine logico nelle cose, e quando non lo ha, crolla, finisce, si distrugge ).

Dio c’e’, ed e’ tutt’altro che morto.
l’Uomo invece e’ molto vicino alla pazzia e alla sua fine, a causa di questo delirio di egocentrismi indotto subdolamente da satana.

Le “notti del pentimento” quindi arriveranno, non dubitatene ( vedasi varie profezie di Santi conclamati ), dopo questo lungo tramonto umano, e saranno seguiti armonicamente dopo un’ alba nuova, da nuovo mondo.

Tre giorni bui che avremo da affrontare “ in quanto Chiesa”, cioe’ Corpo di Cristo, i quali saranno condivisi tra tutti, perche’ possiamo recuperare ( o scoprire ) in ciascuno di essi, Fede Cattolica, Speranza e Carita’, al fine di risorgere ad Umanita’ differente, nuova.

” …Nel tempo una sola Fede, Santa Cattolica ed Apostolica, nell’Eternita’, il Cielo. “
( con queste parole finiscono le visioni dei nostri tempi concessi da Dio, attraverso la Vergine Maria, a Suor Lucia dos Santos di Fatima, in quel 3 Gennaio 1944 in cui mise su carta il testo della terza parte delle rivelazioni, chiamato ” Terzo segreto di Fatima” ).

Pero’ se volete, continuate pure ad evitare Cristo ed i Sacramenti, continuate tranquillamente nel credere in Greta.

Ma ricordate, Cristo: ” A chi ha sara’ dato, a chi non ha sara’ tolto anche il poco che ha.” ( Luca 8,18 ).

Dio infatti, non ci obbliga a credere in Egli; Si mostra, Si suggerisce, e ci avvisa dei pericoli, e soltanto per Amore, non per interesse: sembra poco, ma e’ tantissimo; si chiama Liberta’, quella vera che deriva dalla Carita’, non quella che paventiamo di saper oramai produrre da soli, perseverando invece nel calpestare gli altri.

Aah, che satanico complesso d’ego, genera il credersi degli dei !

Rimettiamo, quindi la lettera D davanti alla parola io. E torniamo presto al posto che ci compete.

Giorgio Fossati

E’ TEMPO DI MORIRE

È tempo di sfide sanguinose; tra popoli e cose che dividono, perché compresse nella stessa dimensione pulsante. E poco importa se l’ambito sia materiale o spirituale.

Dobbiamo scegliere da che parte stare, tra caos e Logica.

Tra gnosticismo crescente e Fede dimenticata, tra egocentrismo e Carità, tra artigianalità ed Arte, tutto, come nell’Universo, si contrae per poi espandersi, spaccarsi, disperdersi creando cose nuove.

In Cristo, nella vita di Gesù cioè, avvenne lo stesso, e proprio all’apice della predicazione: sopra quella Croce.

Perché anche in Dio, tutto il Creato si contrae e poi si espande, si riunisce e si spacca, in un armonico movimento cardiaco, per l’Amore di cui Egli è fatto.

Dio, è cuore spirituale e motivo della Creazione, e a seconda delle necessità umane, per quell’ Amore perfetto che Egli è, tutto crea, quindi sopporta, ed infine guarisce.

Noi siamo fotografia di Dio e Sua proiezione: viviamo da negativi; nel buio cosmico dei giorni, sui fogli di carta bianca dell’anima, impressioniamo il nostro destino fino a che, processati nella morte, appariremo, in positivo alla Luce di Dio.

Se la Vita terrena, come una fotografia ha bisogno dei toni chiari dell’Amore, è pur vero che per apprezzarlo e delinearlo profondamente, deve necessariamente passare dallo spacco scuro di odio in cui l’uomo, puntualmente si rifugia per necessità materialistiche, dettate da un corpo, che in quanto involucro e prigione materiale dell’Anima, detta i tempi di passaggio da una condizione di benessere a quella di malessere.

Dio è impegnato a seguire e a convertire il nero dei danni ( che la nostra condizione umana corporea, quindi materiale perché di bisogni materialistici, crea ), in bianca serenità cangiante, dentro questo movimento selettivo tra periodi di Amore e periodi di odio.

Dio in questo si mostra Creatore: Egli sa leggere bene i tempi necessari allo sviluppo del Creato, noi un po’ meno, perché tendiamo a viverli per come li riceviamo, e basta. 

La libertà di scelta e di sviluppo che concessaci, esercitiamo verso il bene od il male, viene contenuta dal Creatore, per bilanciare l’immagine del Creato, creando nuove cose. 

Egli controlla i Tempi e i modi, a bisogno della Storia, perché risultino necessari e buoni al fine della nostra evoluzione, e soprattutto della nostra Salvezza, che, non dimentichiamocelo, è lo scopo della nostra Vita; l’arrivo finale “nell’album fotografico di Dio”, dopo la purificazione, “il lavaggio” cioè dell’Anima, dalle “impurità del fissaggio” cocciuto verso le materialità morenti che l’uomo attraversa durante l’esistenza terrena, per divenire vera Fotografia di Dio, una volta giunto al Suo cospetto.

Nulla ci dovrebbe spaventare dunque: non la morte, che è solo un passaggio ad una Vita Eterna e senza più lo scurente influsso della materia, col suo desiderio irrefrenabile di possedere qualcosa, che nelle varie forme in cui lo desideriamo qui, sporca di peccato egocentrico, oggetti e situazioni legate ad un Tempo in cui ci sviluppiamo, e che in Dio si fermerà, e cessarà il suo scorrere. 

Erroneamente convinti di essere orfani di Dio, in questo delirante Terzo Millennio, ci rifugiamo invece, impauriti nell’Io. Scurendoci dell’ombra dello stesso cespuglio in cui il Creatore, ritrovó Adamo ed Eva per aver bruciato parte della loro candida nudità, dopo aver disubbidito alla Logica.

Nulla è più pericoloso dell’Uomo quando per paura si crea buie certezze egocentriche, rinnegando Cristo, che è la Logica Luce di tutto, essendo Amore.

Penso a Stalin a Lenin, ad Hitler, alla Cambogia degli anni’70, alla follia islamica recente ( che vive bene, di benessere europeo ed occidentale in luoghi radicatamente Cristiani, ma desidera imporre il proprio mondo fallito e tragico, di un Allah, mai risorto, e quindi senza speranza ), e a tutte le altre forme in cui l’Io ha dimenticato la lettera D innanzi a sé.

Colui che oggi in delirio nega la Luce di Dio per l’io-buio, è un cieco stolto, destinato a soffrire per la palese negazione della Logica d’Amore che lo circonda nelle cose più care in Vita.

Nel perseverare rinnegando il proprio Creatore sino alla fine, certamente questi cade per odio ed invidia verso Dio, nel delirio arrabbiato e malfidente verso il dono condiviso della Vita, dimenticando che alcuno, nella Storia concessaci da Dio, ha mai ottenuto una vittoria terrena duratura, né tantomeno la serenità, figuriamoci la Salvezza percorrendo il buio satanico dell’ego, anziché l’Amore misericordioso verso il Prossimo, del Crocifisso.

Così ecco che di questi tempi a Vienna, Rubens sfida Tiziano in un Kunsthistoriesches Museum che diventa arena in cui lo spettatore può votare alla fine, il vincitore, tra Odio e Amore, tra materialità e Divinità, tra allegoria e Fede, cioè: sembra stupida preferenza, ma in realtà quel piccolo ed insignificante voto, basato sul Dialogo con Dio nell’Arte, ci indica a che punto siamo, nel cammino della Vita verso la Salvezza.

Così come l’atomica sfida il Sole, tra distruzione e rinascita, siamo oggi chiamati a schierarci nella battaglia che infuria tra chi si fida dell’io e chi confida in Dio.

Perché in questo momento in cui la Storia, pare celebrare i poteri della frontiera in ogni cosa, la scienza è arenata a remake senza senso apparentemente utile: la riconquista fisica e materale della Luna, perché faccia da elastico ad una successiva esplorazione Marziana, anzichè all’esplorazione Divina con domande assolutamente più importanti e profonde a guarigione del mondo sofferente.

Ma se la Verità in quanto Logica ( Logos ) è Parola ( Verbum ), alias Cristo, è zittita, se da poeti ( ogni uomo nell’intimo lo è ) inariditi, non mastichiamo più la Parola attraverso l’Eucaristia, la Scienza perde il Suo senso più profondo, e gli scienziati non possono scoprire più nulla di veramente utile al futuro dell’Uomo perché accresca anche nell’ Anima.

La ricerca della Verità è infatti più importante del Suo possesso: l’uomo che dubita Dio, Lo indaga nella ricerca interiore, inseguendoLo portando progresso e benessere. L’uomo che nega Cristo a prescindere in nome dell’ego è destinato alla rovina sua e di chi lo segue.

DubitandoLo, quindi, Lo certifica, provocandoLo di attenzione. E Dio per risposta lascia nella coscienza stimoli per progredire verso l’Amore ed il benessere.

Dio è così vicino a chi Lo dubita nella ricerca, da non permettergli di riuscire a scorgerNe La Gigantesca, palese, Presenza nell’Amore, da cui siamo invece circondati. Eppure il Creatore gli permetterà in nome di quel desiderio verso la Verità, di fare passi giganti ed utili al vivere terreno di tutta l’Umanità.

Non si comporta così anche l’Amata, quando sente il sincero Amore dell’interessato? Ella si contrae, facendosi desiderare nella sofferenza, prima di donarsi totalmente.

L’Ateo che invece chiama tutto cocciutamente “Fortuna” non è che un orfano perché rifiuta il dono d’Amore, di una Madre da imitare. Egli non può che creare danni palesi da delirio egocentrico, al mondo, quando in ogni ambito, raggiungesse posizioni di comando.

Esattamente come il Figliol Prodigo quindi, il dubbioso è maggiormente vegliato da Dio rispetto al saccente ateo, perché in discrezione misericordiosa e silenzio, il Padre Eterno, contraendosi per dare spazio alla Sua amata creatura in difficoltà, ne aiuta le faticose e bisognose gesta, attendendo che il doloroso, ma purificante ed inevitabile ritorno maturo ad Egli, si compia, in nome della Logica d’Amore che si mostra soprattutto nella Libertà di CrederGli, per quel Cristo, che in quanto Dio, è Logica, e tarla la coscienza di ciascuno, ogni giorno.

L’Ateismo odierno sta distruggendo il mondo, perché rinnega a priori Cristo, negandosi la Sua scontatezza Divina nell’Eucarestia praticata.

Quindi esaltando l’io suo malgrado, a discapito di un Dio con cui plasmare la propria coscienza, alla fine non può che creare un mondo egocentrico, triste, annoiato e pieno di cose mai appaganti, costruite solo per insoddisfarlo sempre di più.

La Contrazione dolorosa del parto, non ci annuncia il passaggio dal ventre alla Vita terrena, esattamente come quella della morte, ci fa rinascere ( anch’essa nel pianto ), alla Vita Eterna?

Così per quanto possa essere doloroso per l’Atea Umanità attuale, far morire le proprie convinzioni egemoni e deliranti di amor proprio ed ego, sarà inaspettatamente gioioso vivere nella certezza consolante di essere davvero eterna, grazie alla Presenza d’Amore certa e salvifica eternizzante di Cristo nella Storia, quando accetterà di aver sbagliato strada, convertendosi.

D’altronde non c’è forse dolore, prima della gioia? L’attesa non è infatti sempre dolorosa incertezza, e il dopo, compensatamente sempre gioia davvero appagante, perché Divina?

Dopo questo spasmo di contrazione atea, non può che avvicinarsi per l’Umanità, la liberazione Divina di Cristo?

L’Universo stesso, non si contrae per espandersi?

Esso è plasmato da un Dio che fa lo stesso con noi, nascondendoSi ( apparentemente ) per mostrarSi Amore puro, lasciandoSi uccidere per perdonarci.

E il profetico Blade Runner, mi sovviene, nel chiudere questa riflessione sulla quotidianità dominata da contrazioni d’odio che viviamo, con un monito positivo, che è un augurio alle nuove generazioni: “ho visto cose che voi umani non potreste neanche immaginare: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser: tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia: è tempo di morire.”

Per rinascere, dentro.

A Dio.

GiorgioFossati

SE LEGGI, IMMAGINI. Se immagini, PUOI.

Stazione di Santa Maria Novella, Firenze: il caldo sfrecciando, prende a schiaffi il mezzogiorno scolorito sul manifesto del crocifisso di Donatello. Brunelleschi già ne aveva deriso l’aspetto contadino, a favore del proprio, ma stavolta quello dell’inventore della Cupola del Duomo, vince la sfida dei Cristi in croce, esclusivamente perché il cartaceo pubblicizzante il proprio, è incollato all’ombra, da dove proclama tutta la sua nobiltà classica a pieni colori. 

Firenze, in questa estate presa a noleggio sullo Jonio e finita per due soldi a Tavarnuzze, sembra Roma: Taxi vuoti, bus che cuociono i passeggeri a puntino, e monumenti che sfiaccati dal caldo, colano dagli occhi di qualche turista, dandogli del Benvenuto, nel senso più drammatico del Cellini ( chiedere di Perseo, alla Loggia, per intenderci ). 

È in questo deserto, dove tutto o quasi, sta rinchiuso dietro ai vetri asciutti e freschi dell’autogrill ferroviario, masticando attese e sorseggiando sguardi, che attendo qua fuori, l’inizio del viaggio verso il Trasimeno. 

Il mio treno, per ora, è una panchina accanto al binario, il cui finestrino immaginario mostra, tutte in una, le città invisibili di Calvino. 

Il mondo infernale in cui ci hanno recintato instupidendoci, puoi vincerlo consolidandolo o cercando faticosamente ogni cosa che intorno a te non sia inferno, valorizzandola. 

Caravaggio nel primo caso, e Raffaello nel secondo, sono esempi perfetti a cui far riferimento per rapportarsi a Calvino, che non a caso, qui in stazione, ha prestato il suo nome al mio conduttore in arrivo tra 20 minuti circa. 

Nulla è più moderno e terreno del Caravaggio: la sua fotografica scarna, atea e malefica è uscita dalle tele, per accasarsi in un mondo ridotto a mal quartiere. 

Nulla è più veritiero, e quindi celestiale, della Verità Salvifica del Sanzio: Armonia, Serenità e Bellezza furono le scelte di un orfano prematuro di entrambi i genitori che, caso unico nella Storia, discerne tutt’ora dal mondo, erigendosi con pieno diritto a dio mortale. 

Così, nel cesso indefinito di un luogo sospeso, quale è questa stazione, mi creo Bellezza, Armonia e Serenità aggrappandomi al suo nobile quanto sprecato nome, e appunto, dal finestrino di questa panchina, creo positività dialogando con quell’immaginazione che Dio mi concede da oramai 49 anni. 

Abbiamo avuto troppo, nei secoli, noi italiani, per ciò che è possibile mostrare e raccontare in una sola vita alle voci Arte e Genialità. 

La Bellezza è un impegno, così abbiamo preferito alleggerirci e perdere la nostra nobile identità, per vestirci del mondo di fuori, copia tarocca di ciò che abbiamo inventato noi : il dialogo con Dio, nel più alto momento intellettuale della Storia Umana, il Rinascimento. 

Baldassarre Castiglione con Raffaello, stanno all’Arte, quanto Gesù Cristo e la Vergine Maria stanno alla Morale e all’Etica. 

Prima di loro, l’Italia era un embrione di magnifiche potenzialità e bellezze, come di altre cose straordinarie (peraltro già inarrivabili, seppure incompiute), almeno nella misura pari alla Pietà Contarini di Michelangelo. 

A Firenze vi è sepolto, da qualche parte, sotto decine di metri di terra, l’ultimo tra gli elefanti con cui Annibale attraversó le Alpi. Le zanne d’Avorio, inghiottite da quella che un tempo era una palude, e che l’ingegno umano ha trasformato nella culla della più nobile Città dell’Arte dell’intera Umanità, riposano quivi, a testimoniare come e quanto fossero desiderate le nostre Terre: ieri Sacra Patria, oggi Bel Paese vilipeso, per quell’analfabetismo di ritorno di cui ci vantiamo, imbrattati di grottesche brutture tafazziane. 

Mi sovviene il celebre Passaggio tra le Acque del Mar Rosso, nel quale Dio, aiuta gli ebrei durante la fuga dall’esercito del Faraone: presso il lago paludoso di Manzala, tra due promotori a punta, davanti a Pi-Achirot, tra Migdol e il mare, davanti a Baal-Zefon ( secondo leggi compatibili con la fisica, recentemente comprovate ), Il Creatore, alzando un vento forte che a 100 km/h. spirando da est, per 12 ore, crea un corridoio asciutto lungo 3-4 chilometri e largo 5, che rimasto aperto per circa 4 ore, nei pressi della odierna Port Said, permette a Mosè e al popolo eletto di fuggire dall’Egitto; salvo poi temprarlo per quaranta anni attraverso ben altre prove nel deserto, che lo preparino ad essere, una volta giunto in Israele, il popolo in cui Egli stesso si innesterà, facendosi carne in Gesù Cristo, per darci la Salvezza Eterna. 

Ebbene, anche il mondo odierno, pare essere bloccato dinnanzi al mare sterminato della presunzione egocentrica. Dalla sua ha bagagli e Popoli e Storia e Arte, da preservare; ma il nulla lo bracca, l’ignoranza di ritorno lo insegue, e la Speranza di un nuovo Rinascimento è flebile, apparentemente ignorata, perduta.
Dio, a troppi, pare morto.
Tutto sembra perduto.
Eppure… 

Eppure se facessimo come gli Ebrei, tornando sui loro stessi passi, con coraggio, sfiorando persino lo scontro fatale con gli inseguitori per raggiungere il luogo necessario, istruiti nell’animo da Dio, ritroveremmo la via della Salvezza, del Futuro, della condivisione, anziché quella egoista e distruttiva dei personalismi. 

Sono bloccato a Firenze solo con il corpo; l’Anima, lo Spirito sono leggiadri nello spaziare altrove, e questo mi fa un Uomo Libero. 

Già, proprio Libero. E nonostante il pesante bagaglio corporeo in cui sarò imprigionato sino alla morte, prova necessaria, oltre il deserto dell’ indifferenza e del lassismo: attualissimi inganni satanici, che illudono che questo deserto tragico e drammatico su cui si svolge la Vita terrena moderna, sia l’unica breve parentesi esistenziale possibile. 

Io d’altronde ho scelto, e da tempo, Raffaello. 

Tutto, a volerlo finalmente capire, ci dice infatti, che la bugia enorme, in cui ci rifugiamo con la scusa caravaggésca dell’impossibilità di cambiare il mondo, da soli, è una colossale cretinata. 

Basta una libreria, a smentirla. 

Ognuno degli autori che ho sulle terrazze cartacee del condominio artistico dentro la parete più amata della casa, ha contribuito, e contribuisce, a cambiare costantemente il mondo globale, rivoluzionandolo più volte al giorno. 

L’Arte, la Letteratura e l’ Amore cercato nella Fede Cattolica, se utilizzati abilmente insieme, possono aprire varchi invincibili in questa palude storica di nullità allo sbaraglio, che trasforma una pozzanghera in mare, non sapendo vedere oltre il proprio naso. 

Ognuno di noi infatti, può realmente cambiare il mondo più volte al secondo. Basta abbandonare la tetra ignoranza, in cui ci annoiamo per evitare di inseguire curiosità nuove. 

La palude che diverrà, secoli dopo, Firenze, non fermò Annibale; né mai, vi riuscirono gli antichi Romani.

Ed egli difatti morì in Persia, ben lontano, dalla disfatta di Cartagine: seppe cioè sognare oltre l’ego errato della conquista.

Un uomo libero muore da uomo libero.

Per riuscire in questo, cercò in se stesso il cambiamento.

Ma egli morì in battaglia! mi direte; certo, ma per scelta differente da quella della spedizione italica: aveva trovato la sua terra promessa, nel servire altre cause, lontano da una Patria che battagliando sempre e solo con Roma, gli stava ormai stretta.

E la Storia infatti, lo celebra invincibile: nell’Arte, nei Libri, persino nel terreno che ho acquistato sul Trasimeno e che, pare, essere il luogo esatto del suo accampamento, prima della battaglia Gallo-Cartaginese, vittoriosa contro i Romani di Flaminio. 

Ognuno di noi dunque ha il dovere, prima che il diritto, di essere Cambiamento. 

Cito Alessandro il Grande: ” A mia Madre devo la Vita, a mio Padre una vita che valga la pena di essere vissuta. “. 

Alla Vergine Maria dobbiamo la Pazienza Divina, quindi la possibilità di ri-nascere dagli errori, ma a Dio dobbiamo che questa parentesi temprante, ci porti laddove, oltre il nostro corpo, sarà valsa la pena giungere: nella Terra Promessa dell’Eternità.

Tra Bellezza, Armonia e Serenità eterne;
quelle stesse, che l’orfano Raffaello scelse per trasformare la propria Vita terrena in quella di un vero e proprio dio mortale, onorando il dono ricevuto della propria Esistenza e cambiando il mondo. 

Per sempre. 

GiorgioFossati. 

COME DANTE, SIAMO ECO DEL VERBO, PER DAR VITA ALLE PAROLE.

Pesare sempre le parole ( pensate, o dette ): dentro ogni sillaba, in ogni parola con i suoi accenti, vi sono mondi che si creano l’uno accanto all’altro: cime tempestose fatte delle iperbole consonanti o della rotondità di vocali che, come colline si spezzano dentro il taglio netto gutturale appena dopo il picco celestiale di una A improvvisa, o laghi infiniti di nebbioso dolore, rabbia ma anche di serenità inarrivabili, attraverso l’espressività del volto che confeziona un discorso: il tutto, attraversato dal vento del suono, che contorna, chi la pronunzia.

Così a Genova dentro ogni discorso possiamo sentire il mare infrangersi sulle finali, od a Spoleto, negli stessi, l’attesa di un eco di vallata che epperò non arriva, chè seppur intuito, si è sperso tra i tufi boscosi ed umbri.
Così pure, la C scompare tra le torri dell’H in Toscana…
Perché come Dio che in quanto Verbo, Logos e Logica, crea mondi ad ogni Sua pronunciata Divina Idea, anche l’uomo, che è Suo Strumento in un contesto di situazioni incastrate dentro un attimo infinito, asserve ad essere voce di Cristo trasformando, nella Libertà più vera perchè dettata dal Suo Amore, ciò che lo circonda.

Le morti umane allora sono punti, i nostri dubbi si spiegano dentro i due punti ( di vista ), le difficoltà impreviste, nella sospensione momentanea di un punto e virgola del discorso che da Cristo in poi, lega in un unico discorso infinito, tutta la Creazione; così la virgola: sola punteggiatura tutta nostra, quale pausa necessaria ad aprire un’ ulteriore situazione di vita durante l’esistenza, unendo la nostra a quella di più persone.

Ogni vuoto, tra le lettere che Dio pronunzia in questo discorso algebrico infinito ed altissimo, dettato da una poetica che è appunto matematica perfetta, diviene allora una riposata riflessione, che prepara il giorno dopo, la successiva parola, nel discorso infinito del Creatore, quale Logos e Logica che Egli ha iniziato con la Creazione.

Per questo senza lo Spirito Santo, quale idea creativa di Dio, nulla è nell’uomo, nulla è senza colpa ( cioè armonico e puro).

Noi siamo in carne il suono che Dio pronuncia nell’Idea dello Spirito Santo, Il Quale ci muove a discorso.
Per questo siamo fatti “ad immagine e somiglianza di Dio”.

Ecco allora l’Italia, la sua lingua sublime, perfetta, che esercita il suo suono nella più bella e plasmata, perchè ad immagine dell’Arte, tra le terre del mondo.
Ecco forse il perché della sua forma geografica umana e pedante: la Bellezza appoggia nella Bellezza, generando di conseguenza, altra Bellezza; senza Armonia infatti, tutto sarebbe distrutto da quel Caos Satanico, che tenta l’ego dell’uomo moderno per distruggere Dio!

Ed ecco perchè le peculiarità armoniche del Bel Paese, sia culinarie che sentimentali in qualsiasi contesto si trovino non hanno eguali: scaturiscono dall’Arte della Bellezza Divina.

Così è anche per la Chiesa Vaticana: trova sede Logica nella bellissima ed antica Roma, così assetata di evoluzione nella sua staticità decadente, perchè pur ricca materialmente, era priva di Carità.

Dante ordunque: la Divina Commedia è Dio che canta in una canzone armonica la vita dell’uomo in parafrasi, dopo aver aspettato che un bagliore di Umanità nuova fosse germogliato, in quella terra fertile per Cultura evolutiva e preparatoria, in cui Pietro innestò il Verbo.

Dentro i Canti, infatti, vi sono spartiti nascosti di musicalità perfetta, degni di Mozart e quella matematica che regge l’Universo tutto.

Chi fu Dante allora? Un foglio di carne al servizio di Dio?
Certamente, ma non solo.
Fu colui attraverso il quale, possiamo leggere su carta il concetto Divino del discorso infinito che dalla Creazione si spande creando La Storia, per Idea di Pensiero sfociata in Parola, dalla Bocca di Dio.

Dante, più di altri, ma come ogni uomo, fu allora più una sorta di Eco Divino, traslatosi su carta per raccontare chi siamo e chi saremo:

” e canterò di quel secondo regno
dove l’umano spirito si purga
e di salire al ciel diventa degno.”

( Purgatorio – Canto 1- 4,5,6 ):

In tre inarrivabili strofe, c’è tutto l’umano impastato nella Misericordia infinita e Divina: tutta la vita terrena, quella post mortem, e quella eterna!

E nel recitarla, si percepisce CHI ci stia vicino, sul calvario della vita, inchiodato accanto alla nostra stessa croce, velato della Logica di cui EGLI è fatto, e che, in quanto tale, regge tutto l’Universo delle cose da CUI nasce ogni elemento. Anche quella fantasia velata, suggerita al cuore, che la cantata Poesia Dantesca, in quanto davvero Divina, concede, a chi vi si immerge; tanto che par di intuirvi, in una sorta di sottointeso condiviso:

“E’ andando in quel Suo Regno
che l’umano Spirito Suo si purga,
e per salirci al Ciel, diventa Legno.”

Cristo solo è, noi no.
Noi non siamo.
Mai.
Comunque.
Senza la Sua forza nulla è nell’Uomo.
Nulla è senza colpa.

Non vi parrà, e lo immagino, eppure ciò che avete letto, è Foto-Grafia; della Realtà.



GiorgioFossati