Stazione di Santa Maria Novella, Firenze: il caldo sfrecciando, prende a schiaffi il mezzogiorno scolorito sul manifesto del crocifisso di Donatello. Brunelleschi già ne aveva deriso l’aspetto contadino, a favore del proprio, ma stavolta quello dell’inventore della Cupola del Duomo, vince la sfida dei Cristi in croce, esclusivamente perché il cartaceo pubblicizzante il proprio, è incollato all’ombra, da dove proclama tutta la sua nobiltà classica a pieni colori.
Firenze, in questa estate presa a noleggio sullo Jonio e finita per due soldi a Tavarnuzze, sembra Roma: Taxi vuoti, bus che cuociono i passeggeri a puntino, e monumenti che sfiaccati dal caldo, colano dagli occhi di qualche turista, dandogli del Benvenuto, nel senso più drammatico del Cellini ( chiedere di Perseo, alla Loggia, per intenderci ).
È in questo deserto, dove tutto o quasi, sta rinchiuso dietro ai vetri asciutti e freschi dell’autogrill ferroviario, masticando attese e sorseggiando sguardi, che attendo qua fuori, l’inizio del viaggio verso il Trasimeno.
Il mio treno, per ora, è una panchina accanto al binario, il cui finestrino immaginario mostra, tutte in una, le città invisibili di Calvino.
Il mondo infernale in cui ci hanno recintato instupidendoci, puoi vincerlo consolidandolo o cercando faticosamente ogni cosa che intorno a te non sia inferno, valorizzandola.
Caravaggio nel primo caso, e Raffaello nel secondo, sono esempi perfetti a cui far riferimento per rapportarsi a Calvino, che non a caso, qui in stazione, ha prestato il suo nome al mio conduttore in arrivo tra 20 minuti circa.
Nulla è più moderno e terreno del Caravaggio: la sua fotografica scarna, atea e malefica è uscita dalle tele, per accasarsi in un mondo ridotto a mal quartiere.
Nulla è più veritiero, e quindi celestiale, della Verità Salvifica del Sanzio: Armonia, Serenità e Bellezza furono le scelte di un orfano prematuro di entrambi i genitori che, caso unico nella Storia, discerne tutt’ora dal mondo, erigendosi con pieno diritto a dio mortale.
Così, nel cesso indefinito di un luogo sospeso, quale è questa stazione, mi creo Bellezza, Armonia e Serenità aggrappandomi al suo nobile quanto sprecato nome, e appunto, dal finestrino di questa panchina, creo positività dialogando con quell’immaginazione che Dio mi concede da oramai 49 anni.
Abbiamo avuto troppo, nei secoli, noi italiani, per ciò che è possibile mostrare e raccontare in una sola vita alle voci Arte e Genialità.
La Bellezza è un impegno, così abbiamo preferito alleggerirci e perdere la nostra nobile identità, per vestirci del mondo di fuori, copia tarocca di ciò che abbiamo inventato noi : il dialogo con Dio, nel più alto momento intellettuale della Storia Umana, il Rinascimento.
Baldassarre Castiglione con Raffaello, stanno all’Arte, quanto Gesù Cristo e la Vergine Maria stanno alla Morale e all’Etica.
Prima di loro, l’Italia era un embrione di magnifiche potenzialità e bellezze, come di altre cose straordinarie (peraltro già inarrivabili, seppure incompiute), almeno nella misura pari alla Pietà Contarini di Michelangelo.
A Firenze vi è sepolto, da qualche parte, sotto decine di metri di terra, l’ultimo tra gli elefanti con cui Annibale attraversó le Alpi. Le zanne d’Avorio, inghiottite da quella che un tempo era una palude, e che l’ingegno umano ha trasformato nella culla della più nobile Città dell’Arte dell’intera Umanità, riposano quivi, a testimoniare come e quanto fossero desiderate le nostre Terre: ieri Sacra Patria, oggi Bel Paese vilipeso, per quell’analfabetismo di ritorno di cui ci vantiamo, imbrattati di grottesche brutture tafazziane.
Mi sovviene il celebre Passaggio tra le Acque del Mar Rosso, nel quale Dio, aiuta gli ebrei durante la fuga dall’esercito del Faraone: presso il lago paludoso di Manzala, tra due promotori a punta, davanti a Pi-Achirot, tra Migdol e il mare, davanti a Baal-Zefon ( secondo leggi compatibili con la fisica, recentemente comprovate ), Il Creatore, alzando un vento forte che a 100 km/h. spirando da est, per 12 ore, crea un corridoio asciutto lungo 3-4 chilometri e largo 5, che rimasto aperto per circa 4 ore, nei pressi della odierna Port Said, permette a Mosè e al popolo eletto di fuggire dall’Egitto; salvo poi temprarlo per quaranta anni attraverso ben altre prove nel deserto, che lo preparino ad essere, una volta giunto in Israele, il popolo in cui Egli stesso si innesterà, facendosi carne in Gesù Cristo, per darci la Salvezza Eterna.
Ebbene, anche il mondo odierno, pare essere bloccato dinnanzi al mare sterminato della presunzione egocentrica. Dalla sua ha bagagli e Popoli e Storia e Arte, da preservare; ma il nulla lo bracca, l’ignoranza di ritorno lo insegue, e la Speranza di un nuovo Rinascimento è flebile, apparentemente ignorata, perduta.
Dio, a troppi, pare morto.
Tutto sembra perduto.
Eppure…
Eppure se facessimo come gli Ebrei, tornando sui loro stessi passi, con coraggio, sfiorando persino lo scontro fatale con gli inseguitori per raggiungere il luogo necessario, istruiti nell’animo da Dio, ritroveremmo la via della Salvezza, del Futuro, della condivisione, anziché quella egoista e distruttiva dei personalismi.
Sono bloccato a Firenze solo con il corpo; l’Anima, lo Spirito sono leggiadri nello spaziare altrove, e questo mi fa un Uomo Libero.
Già, proprio Libero. E nonostante il pesante bagaglio corporeo in cui sarò imprigionato sino alla morte, prova necessaria, oltre il deserto dell’ indifferenza e del lassismo: attualissimi inganni satanici, che illudono che questo deserto tragico e drammatico su cui si svolge la Vita terrena moderna, sia l’unica breve parentesi esistenziale possibile.
Io d’altronde ho scelto, e da tempo, Raffaello.
Tutto, a volerlo finalmente capire, ci dice infatti, che la bugia enorme, in cui ci rifugiamo con la scusa caravaggésca dell’impossibilità di cambiare il mondo, da soli, è una colossale cretinata.
Basta una libreria, a smentirla.
Ognuno degli autori che ho sulle terrazze cartacee del condominio artistico dentro la parete più amata della casa, ha contribuito, e contribuisce, a cambiare costantemente il mondo globale, rivoluzionandolo più volte al giorno.
L’Arte, la Letteratura e l’ Amore cercato nella Fede Cattolica, se utilizzati abilmente insieme, possono aprire varchi invincibili in questa palude storica di nullità allo sbaraglio, che trasforma una pozzanghera in mare, non sapendo vedere oltre il proprio naso.
Ognuno di noi infatti, può realmente cambiare il mondo più volte al secondo. Basta abbandonare la tetra ignoranza, in cui ci annoiamo per evitare di inseguire curiosità nuove.
La palude che diverrà, secoli dopo, Firenze, non fermò Annibale; né mai, vi riuscirono gli antichi Romani.
Ed egli difatti morì in Persia, ben lontano, dalla disfatta di Cartagine: seppe cioè sognare oltre l’ego errato della conquista.
Un uomo libero muore da uomo libero.
Per riuscire in questo, cercò in se stesso il cambiamento.
Ma egli morì in battaglia! mi direte; certo, ma per scelta differente da quella della spedizione italica: aveva trovato la sua terra promessa, nel servire altre cause, lontano da una Patria che battagliando sempre e solo con Roma, gli stava ormai stretta.
E la Storia infatti, lo celebra invincibile: nell’Arte, nei Libri, persino nel terreno che ho acquistato sul Trasimeno e che, pare, essere il luogo esatto del suo accampamento, prima della battaglia Gallo-Cartaginese, vittoriosa contro i Romani di Flaminio.
Ognuno di noi dunque ha il dovere, prima che il diritto, di essere Cambiamento.
Cito Alessandro il Grande: ” A mia Madre devo la Vita, a mio Padre una vita che valga la pena di essere vissuta. “.
Alla Vergine Maria dobbiamo la Pazienza Divina, quindi la possibilità di ri-nascere dagli errori, ma a Dio dobbiamo che questa parentesi temprante, ci porti laddove, oltre il nostro corpo, sarà valsa la pena giungere: nella Terra Promessa dell’Eternità.
Tra Bellezza, Armonia e Serenità eterne;
quelle stesse, che l’orfano Raffaello scelse per trasformare la propria Vita terrena in quella di un vero e proprio dio mortale, onorando il dono ricevuto della propria Esistenza e cambiando il mondo.
Per sempre.
GiorgioFossati.
